Che vino ? Ve lo racconta la bottiglia grazie alla blockchain


Milano, 21 gennaio 2019 – 14:46

“Dnv Gl”, tra i pi importanti enti di certificazione al mondo, etichetta e verifica con “My Story” i tre vini di punta di altrettante celebri cantine italiane 

Auto di lusso, moda ed enogastronomia. Benvenuti nel pezzo forte dell’italianit. E se abbiamo smesso da tempo di essere visti come quelli che possiedono cuore e ingegno persino nella gestualit, anche perch i prodotti made in Italy parlano ormai da soli. Tutti d’accordo, immaginiamo. Per, col problema dell’etichettatura, del finto buon cibo camuffato da italiano vero, come la mettiamo? Ci pensano gli algoritmi, l’Internet delle Cose, e soprattutto la Blockchain a fare chiarezza. Eh, gi, la blockchain, i cui ambiti applicativi sono tra i pi disparati, si perfino “infilata” all’interno di tre bottiglie di vino.

Metodo classico e tecnologia 

“L’avevamo promesso, nel corso dell’ultimo Vinitaly, e l’abbiamo fatto”, dice semplicemente Luca Crisciotti, amministratore delegato, per il settore “Business Assurance” , di Dnv Gl, tra i principali enti di certificazione a livello mondiale, e conosciuta in ogni angolo del pianeta, dal 1874, per l’affidabilit della certificazione sul campo. Solo che, nel Terzo millennio, occorre fare di pi, unendo procedure classiche con metodi 2.0: “Un paio d’anni fa, ci siamo imbattuti nella tecnologia Blockchain, considerandola, da subito, come il pi sicuro database al quale affidare le tradizionali verifiche all’interno delle aziende”. 

L’etichetta “parlante” 

E da dove hanno pensato bene di cominciare? Ma dal settore pi regolamentato che esista, il vino, aggiungendo una ulteriore etichetta di sicurezza. “Abbiamo creato una applicazione-etichetta, ‘My Story’, basata sulla blockchain pubblica ‘VeChainThor’, per narrare passo dopo passo la storia vera del prodotto”, spiega Crisciotti, il quale aggiunge che, all’etichetta infallibile, ha collaborato una azienda svizzera, che produce banconote, e specializzata in anticontraffazione. 

Chi, come, dove e quando 

Intanto, “My Story” funziona cos: “I dati raccolti sul campo, i risultati delle verifiche svolte da Dnv Gl, e da altri enti di controllo, confluiscono in un vero e proprio racconto – dal grappolo d’uva alla bottiglia -. a cui i consumatori possono facilmente accedere attraverso un QR-code sull’etichetta”. Le primissime tre cantine che hanno aderito sono: Ricci Curbastro, in Franciacorta; la toscana Ruffino; e la pugliese Torrevento. Tutte hanno deciso di ‘mappare’ i loro vini di punta. Per esempio, inquadrando con la fotocamere del telefonino, la my story della bottiglia “Santella del Grm” di Ricci Curbastro, scopriamo che l’energia utilizzata per produrre questo tipo di vino rappresentata esclusivamente da pannelli fotovoltaici. 

Certificazione dal motore ibrido 

E se, dopo la prima boccata, gli scettici di professione sentenziassero che My Story non la prima e l’unica garanzia di certificazione mediante Blockchian? “Sarebbe perfettamente vero. Ma la prima in assoluto per la modalit di verifica delle informazioni”, risponde Crisciotti, che rilancia: “E’ come se avessimo inventato il motore ibrido della certificazione, pronta a diventare una garanzia per milioni di consumatori desiderosi di sapere che cosa veramente italiano”. Nell’attesa, non ci resta che stappare e conoscere.

21 gennaio 2019 | 14:46

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