Champions, la Juve extralarge con il Valencia lancia «il disordine creativo»


Eccolo qui, il manifesto di Allegri per il nuovo disordine creativo in Europa. Arriva a fine novembre, il periodo in cui solitamente l’allenatore della Juventus ama trovare la quadratura tattica più stabile con cui affrontare l’inverno: «In campo col 4-4-3-? Noi giochiamo col “4-3-poi vediamo”… — dice Max — perché un po’ di casino sicuramente lo facciamo: so che a molti non piace, ma a me il disordine piace molto, perché tre giocatori che occupano il campo in modo diverso a ogni azione danno fastidio e tolgono punti di riferimento all’avversario…».

Il punto di riferimento principale per Allegri in Champions è sempre il Barcellona, favorito numero uno: un leit motiv sul quale il tecnico ha cominciato a insistere qualche settimana fa, dopo aver spinto parecchio sulla volontà della Juventus di vincere «finalmente» questa Coppa. Max ha cambiato leggermente strategia mediatica e ha cominciato ad accreditare la sua squadra come outsider, se pur di lusso. Che poi è il ruolo che la Juve in questi anni ha saputo interpretare meglio in Champions, anche tatticamente, con un’evoluzione del contropiede molto efficace: il nuovo modulo «4-3 – poi vediamo» con Dybala, Mandzukic e Ronaldo può diventare una soluzione molto interessante nelle transizioni rapide. Non a caso Allegri chiede «maggior precisione nelle ripartenze, magari un passaggio in meno, perché possiamo colpire con più rapidità…».

Chissà se il Valencia di Marcelino oggi sarà vittima del disordine o come il Manchester United venti giorni fa cercherà di far assopire la Juventus per poi sorprenderla nel finale. Il tecnico spagnolo, già candidato in passato per la panchina dell’Inter (che poi puntò su Pioli) non ha alternative: «Giochiamo per vincere. Ma per farlo dobbiamo fare una partita migliore di quella dello United, anche se la loro vittoria qui allo Stadium ci ha ricordato che nel calcio non sempre vince chi gioca meglio, ma solo chi la butta dentro. Sarà una partita lunga, difficile e tortuosa, ma siamo un’altra squadra rispetto a quella di due mesi fa. Però sarà difficile anche per i nostri avversari».

La Juve, con quell’assurdo finale in cui prese due gol dallo United dopo aver dominato la partita, non può però distribuire altri omaggi. Con un punto, gli ottavi sono assicurati, ma serve vincere (contro una squadra battuta in 10 al Mestalla dopo l’espulsione al 29’ di Ronaldo per un tocco innocuo e ingenuo ai capelli di Murillo) per poi arrivare a Berna all’ultima partita e assicurarsi il primo posto proprio davanti a Mourinho, che insegue a due punti e oggi riceve lo Young Boys. Per non sbagliare, dopo il turnover in campionato contro la Spal, Allegri mette tutta l’argenteria in vetrina: tornano Szczesny in porta, Cancelo a destra e Dybala davanti, già a 4 gol in Champions. L’argentino è pronto a partire da destra, per poi accentrarsi e generare caos nelle rotazioni con Ronaldo e Mandzukic. Una soluzione che era stata esaltata sabato (con Dybala assente) dalla presenza di Douglas Costa in avanti e da quella di Cuadrado come mezzala.

Una delle numerose versioni di questa Juve extralarge: con tanta qualità a disposizione il «4-3-poi vediamo» è soprattutto il modulo dell’abbondanza. Il manifesto di una squadra che ha voglia di creare un nuovo ordine europeo.

© RIPRODUZIONE RISERVATA

26 novembre 2018 (modifica il 26 novembre 2018 | 22:37)

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