Champions, Ajax-Juventus: le 5 chiavi della partita (da tenere d’occhio in diretta)


A un’analisi insieme verosimile e sommaria, il doppio confronto tra Ajax e Juve potrebbe esser liquidato con un paio di precedenti sintomatici. Uno la partita secca United-Ajax 2-0, finale Europa League 2017 (Stoccolma, 24 maggio), quando i Red Devils di Mourinho incappottavano gli ajacidi di Peter Bosz (per tanti aspetti non dissimili da quelli attuali), lasciando loro tutto (possesso 70 a 30%, tiri 17 a 7 – ma solo 3 nello specchio -, angoli 5 a 2) tranne il risultato, ottenuto con presidio scientifico, uso mirato della ripartenza e incessante capacit di incutere una soggezione fisico-atletica: classico caso di peso massimo che lascia sfogare un welter per assestargli nei momenti giusti dei diretti o dei ganci definitivi. Un altro – pi familiare ai bianconeri – il doppio Juve-Monaco della semifinale Champions 2017. Anche l, una squadra giovane e fiammeggiante (in grado di eliminare il primo City di Guardiola e il Dortmund) viene contenuta e matata con relativa facilit da un’altra pi strutturata e esperta (unici, piccoli brividi da una prodezza di Buffon su Mbapp – con aiuto del palo – a Torino). Del resto, l’attuale Ajax ha potuto liquidare negli ottavi il Real non solo per i propri (enormi) meriti, ma anche perch i blancos – che avrebbero potuto emulare Mourinho e in parte all’andata l’hanno fatto – hanno aggiunto alla loro fase crepuscolare una serata da psicodramma (vedi gli infortuni con lacrime di Lucas Vazquez e Vinicius jr, i giocatori pi in forma).
Aldil di queste indicazioni, per, il doppio confronto si giocher su precise dinamiche di squadra e/o interazioni tra le due squadre, come sempre pi determinanti delle prestazioni e dei duelli individuali, nel senso che li condizionano e incanalano. Proviamo a leggerne alcune, come focus di orientamento.

ll pressing a tutto campo dell’Ajax versus l’equilibrio della Juve

La forma generale del match – all’andata e verosimilmente anche al ritorno – verr determinata dall’interazione tra il pressing full-court (a tutto campo) degli ajacidi e l’equilibrio della Juve 5 di Allegri. L’Ajax tende a pressare in modo non episodico, per lunghe folate, con remissioni solo per rifiatare o per costrizione avversaria; in pi, tende a pressare spesso alto (con tanto di riconquista immediata a palla persa, intorno ai 5-6 secondi del canone Guardiola) per ripartenze brucianti in verticale/diagonale, cercando il lato debole dell’avversario (quello pi scoperto) o di sconnetterne la compattezza. Subire passivamente un simile assetto vuol dire rischiare contrattacchi letali (vedi, per analogia, il gol di Piatek a Torino sabato). Per contrastarlo, ci sono vari mezzi, dal contropressing (cio la densit contro la densit, specie a met campo) al rigore posizionale (il presidio scientifico dello spazio teso a prevenire il distendersi dell’avversario sia in ampiezza che in profondit). La Juve pu ricorrere a tutti e due, spesso mixandoli (da cui proprio il suo equilibrio) e facendone chiavi per il proprio gioco e/o contro-gioco (vedere, pi in basso, il paragrafo intitolato Le “uscite” della Juve).

Il quartetto offensivo dell’Ajax

Come ha scritto Alex Frosio sulla Gazzetta, la struttura di Ten Hag costruita soprattutto per esaltare la qualit tecnica de suo quartetto avanzato: aggiornando una metafora del Padre Fondatore Rinus Michels, potremmo dire un’orchestra al servizio di un quartetto (anche se, ovviamente, la polivalenza di fondo non impedisce soluzioni offensive ulteriormente variate). un quartetto (i tre del 4-2-3-1, Van de Beek-Zyiech-Neres, pi il serbo Tadic, falso nueve o meglio nove e mezzo che segna e ispira) teso a incrociare/scambiare spesso le posizioni (come fa del resto la squadra in generale) per disorientare la marcatura avversaria. Due i brand dinamici: il fraseggio palla a terra (rari i cross, anche perch insensati in assenza di colpitori aerei) e soprattutto – elemento non a caso condiviso dalle storiche variazioni genetiche dell’Ajax, Bara e ora City – la ricerca accanita del pull back pass, il passaggio dal fondo-campo all’indietro per la stoccata del sostegno in arrivo. grazie a tutto questo che l’attacco ajacide passato dagli 89 gol in tutta la scorsa stagione ai 100 di quella in corso (a 5 giornate dalla fine).

Le uscite della Juve

Com’ noto, uno dei tratti distintivi del calcio di Allegri – la chiave della sua transizione offensiva – l’uscita a palla riconquistata: la fase di gioco, cio, in cui decisiva la tecnica, altro mantra ossessivo del coach. L’uscita pu articolarsi in vari modi: passaggi brevi in fraseggio tra le linee avversarie; lanci medi o persino lunghi a saltare il primo e/o il secondo pressing; break (cio dribbling-serpentine) individuali. Col contropressing e il rigore del presidio condotti ad arte, l’uscita diventerebbe per la Juve il grimaldello per mandare fuori giri il pressing dell’Ajax, sia sfruttando i deficit di vicinanza/sincronia tra i reparti ajacidi (non infrequenti), sia (con un adeguato mix di fraseggio e movimento senza palla) addirittura provocandoli. Nei break individuali, il top Dybala, in quanto in grado di produrre un vero effetto-farfalla (termine con cui, nelle teorie del caos, si descrive l’incidenza dieventi locali su mutamenti globali, riassunta proprio nel battito d’ali di farfalla che crea un uragano a migliaia di chilometri di distanza). Oltretutto, si spesso visto che per inibire l’innescarsi di questo effetto (che poi, per l’avversario, un effetto-domino negativo, con situazioni di palla scoperta), molte squadre hanno dovuto ricorrere a falli da cartellino. Per questo, un po’ sorprende non vederlo nell’undici iniziale.

La fase difensiva dell’Ajax

Il marcato incremento offensivo (vedi sopra) non stato accompagnato da un simultaneo miglioramento difensivo: ai 33 gol subiti nella scorsa Eredivisie corrispondono i 26 di quella in corso, media non dissimile. Questa fase difensiva esposta ovviamente in primo luogo il dark side del pressing (di quello full court e di quello alto): lo scompenso naturale di un continuum offensivo portato a quel grado di ritmo e di azzardo. Ma – sempre Frosio – lungo la linea si trovano anche deficit specifici: l’esterno sinistro Tagliafico spesso troppo alto (secondo la dinamica che vede tutti e due i terzini salire ad ali e le ali stringere come half back) scopre aree di campo che un centrale non rapido come Blind jr stenta a tamponare con chiusure compensative (e De Ligt non pu essere ovunque). In pi, Veltman (probabilmente a destra al posto di Mazraoui, uno dei tanti della connection maghrebina) reduce da un lungo infortunio e non in forma eccelsa (anche se nell’ultima partita col Willem II andato in gol, effetti permanenti della polivalenza olandese).

La fase difensiva e la fase offensiva della Juve

Come abbiamo scritto presentando i quarti di Champions in generale, la Juve 5 di Allegri ha dovuto affrontare due ridisegnamenti strutturali: il definitivo dimezzamento della 3B-C (Buffon-Barzagli-Bonucci-Chiellini) e il nuovo assetto offensivo con l’inserimento di CR 7. Il primo stato risolto soprattutto con un ulteriore affinamento dei movimenti difensivi; eppure – vedi il 3-0 subito a Bergamo nei quarti di Coppa Italia, con dietro il solo Chiellini poi uscito per infortunio alla mezz’ora – la squadra non ha ancora superato del tutto la dipendenza dai suoi fuoriclasse. Proprio l’assenza di Chiellini ad Amsterdam, in quest’ottica, delicata: non solo per il suo apporto individuale e di reparto (con Bonucci – Mourinho dixit – forma una coppia degna di insegnare a Harvard), ma anche – tratto poco sottolineato – per la capacit acquisita di iniziare/velocizzare l’azione con passaggi verticali o laterali, da vero centrale di costruzione. Quanto alla fase offensiva, il problema subdolo perch a lungo asintomatico – almeno in campionato, meno nelle Coppe – dell’assenza di una prima punta (Mandzukic non lo , o non lo pi, CR7 ne ha sempre avuta una al fianco) stato risolto con la permanenza di Kean: tanto che proprio il fattore-K bianconero pu risultare risolutivo nell’ultima fase di stagione. Il resto, pi o meno, accademia. La necessit, per la Juve, di alternare baricentro e ritmo (magari a sua volta con fasi di pressing alto, e magari non solo nei soliti 10 minuti iniziali); di variare soluzioni e uomini (oltre a Dybala, Douglas Costa e ovviamente Kean); di incidere sulle palle inattive (in cui meglio dell’Ajax), ma facendo a sua volta attenzione alle loro punizioni e ai tiri da fuori. Anche se il tratto decisivo – non lo si ripeter mai abbastanza – sar l’atteggiamento complessivo della squadra: quel senso di intraprendenza-dominanza mancato totalmente a Bergamo e Madrid (5 gol subiti, nessuno fatto) e invece essenziale in partite-clou come Old Trafford e Torino contro l’Atletico. Proprio quest’ultima partita il miglior promemoria: perch quella sera, pi di mosse tattico-strategiche che forse non mancheranno nemmeno stavolta (chi sa, una marcatura o una disposizione ad hoc sull’ajacide pi geometrico e creativo, l’aggraziato Frenkie De Jong), aveva contato, nel contro-capolavoro di Allegri verso Simeone, un radicale mutamento di registro (assetto, ritmo, tensione psico-agonistica). E se solo la riemersione di CR7 ha impedito che il tutto si congelasse in un assedio frustrante, non ci sarebbe stata quella riemersione – come in un nastro di Moebius – senza quella prestazione di squadra.

9 aprile 2019 (modifica il 9 aprile 2019 | 23:54)

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