Cent’anni fa nasceva Edo Mangiarotti, il più grande schermitore della storia


Cento anni fa, il 7 aprile 1919, nasceva Edo Mangiarotti, il più grande schermidore della storia e il quarto atleta della storia nella classifica assoluta dei plurivincitori ai Giochi estivi, una graduatoria aperta da Michael Phelps, il formidabile nuotatore statunitense. Un secolo fa il «punto alfa» di un campione che in pedana era esempio di tenacia, volontà e aggressività ma che una volta tolta la maschera diventava un uomo elegante, colto e anche sportivissimo nell’ammettere la superiorità di chi lo batteva. In realtà erano pochissimi, ma il francese D’Oriola fu la sua bestia nera, peraltro nel fioretto che non era l’arma preferita da Mangiarotti, «cantore» della spada. Edo fu sempre sconfitto da colui che definiva «un satanasso». Ma c’era una spiegazione: «Entrambi avevamo una tecnica stupenda, però D’Oriola aveva una cosa in più rispetto a me: la fantasia».

La Federazione internazionale della scherma ha deciso di istituire il Premio Mangiarotti e questa è la novità che riguarda il mito delle lame: dal prossimo Mondiale in poi sarà assegnato a chi vincerà il titolo iridato della spada. Intanto nel ricordo del campionissimo, sempre vivo nonostante siano già sette anni che è mancato (morì a 93 anni nel 2012: aveva già in tasca il biglietto per assistere pure ai Giochi di Londra), la sua Milano ha ospitato una serata di festa nella quale la figlia Carola, gli altri familiari e i giovani del Circolo della Spada Mangiarotti hanno accolto protagonisti del passato e del presente. Nella Sala Buzzati di Rcs si sono ritrovati, tra gli altri, Irene Camber, 93 anni (la prima olimpionica azzurra della scherma), Giancarlo Bergamini (92) e Gianluigi Saccaro (80), che ebbero modo di essere compagni di Edo.

E c’era pure Valentina Vezzali, definita la Mangiarotti al femminile perché se lui ha conquistato 13 medaglie olimpiche, lei ne ha catturate 9. Tra i due c’era anche una simpatica sfida, lanciata più che altro da Vale: «Vediamo se riesco a raggiungerla» diceva al fuoriclasse del passato. Edo Mangiarotti resterà l’uomo delle 39 medaglie, 13 ai Giochi (6 d’oro) e 26 ai Mondiali (con 13 primi posti). Nessuno ha vinto quanto lui. Una longevità che ha pochi eguali nell’intera storia dello sport mondiale. Un mito, e non solo della pedana azzurra, come ha sottolineato il presidente del Cio, Thomas Bach, ex fiorettista e a sua volta ex olimpionico, autore di una bellissima lettera commemorativa del nostro.

Figlio d’arte, Mangiarotti, ha vissuto il suo canto del cigno ai Giochi di Roma del ‘60: chiuse la sua carriera, iniziata nel 1936 ai Giochi di Berlino (a 17 anni fu oro a squadre), con le ultime due medaglie – una d’oro (spada a squadre), l’altra di argento (fioretto a squadre) – e lo sport italiano idealmente gli tributò una standing ovation. L’ultimo trionfo arrivò alla veneranda età di 41 anni, tanti quanti nel calcio ne ha dovuti aspettare Dino Zoff per alzare la sospirata Coppa del mondo di calcio. La serata, nella quale è stato proiettato anche un bellissimo filmato documentario, è stata pure l’occasione per rammentare i tanti aneddoti che riguardano Edo Mangiarotti e il suo mito: la dura educazione, umana e sportiva, ricevuta dal padre Giuseppe, colui che diede il via alla dinastia; la vita in pedana assieme ai fratelli Dario e Mario (quest’ultimo ancora in vita); i giorni trionfali di Helsinki 1952, quando vinse l’oro, grazie a Dario (medaglia d’argento) che batté in modo soffertissimo il lussemburghese Buck; il suo essere ambidestro, cosa che gli permise di gareggiare e di salire sul podio perfino una volta in cui era rimasto ferito alla mano preferita, la sinistra; la passione per il giornalismo e per la Gazzetta dello Sport, con la famosa sgridata di Gianni Brera e Gualtiero Zanetti proprio ai Giochi finlandesi perché era arrivato tardi al centro stampa dove avrebbe dovuto scrivere l’articolo: non sapevano ancora che prima era stato impegnato a causa…della cerimonia del podio.

L’immagine di Edo Mangiarotti non potrà mai svanire. Ed è consolante, come ha ricordato il presidente della Federscherma Giorgio Scarso, che le generazioni di oggi chiedano di lui. Nel 2002 il Cio gli assegnò l’ordine olimpico, ma anche gli organizzatori dei Giochi di Londra resero un omaggio significativo al suo mito: con il nome di Edoardo Mangiarotti è stata infatti ribattezzata una fermata della «London overground», quella di Haggerstone.

5 aprile 2019 (modifica il 5 aprile 2019 | 12:11)

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