Caso Khashoggi, parla la fidanzata del giornalista saudita ucciso –


«Se abbiamo già perso Jamal, allora la condanna non basta. Le persone che ce lo hanno tolto, a prescindere dalle loro posizioni politiche, devono essere ritenute responsabili e punite con il massimo della pena prevista dalla legge»: così, in un intervento sul Washington Post, Hatice Cengiz sulla scomparsa del fidanzato Jamal Khashoggi, il giornalista saudita che si sospetta sia stato ucciso nel consolato di Riad a Instanbul. «Nei giorni scorsi ho letto notizie secondo cui il presidente Trump mi vuole invitare alla Casa Bianca. Se darà un contribuito genuino agli sforzi per rivelare ciò che è accaduto dentro il consolato saudita a Instanbul, considererò l’ipotesi di accettare il suo invito», prosegue.

Nell’articolo sul Wp, giornale cui Khashoggi collaborava, la sua fidanzata racconta come si erano conosciuti e innamorati, i loro sogni di sposarsi e vivere insieme, dipingendolo come un “patriota”, un giornalista indipendente che combatteva per la libertà e la democrazia nel suo Paese, di cui sentiva molto la mancanza. «Jamal – scrive ancora Cengiz – aveva fatto sentire la sua voce contro l’oppressione, ma ha pagato con la vita per la richiesta di libertà del popolo saudita, Se è morto, e spero che non sia questo il caso, migliaia di Jamal nasceranno oggi, nel giorno del suo compleanno. La sua voce e le sue idee si riverbereranno, dalla Turchia all’Arabia Saudita, e attraverso il mondo. L’oppressione non dura per sempre. I tiranni prima o dopo pagano per i loro peccati».


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