Caso Icardi, Sacchi non crede alla ripicca: «Se stai fuori 40 giorni non puoi essere convocato»


Arrigo Sacchi, lei che ha fatto dell’assunto «conta il collettivo più del singolo» una bandiera, che idea si è fatto del caso Icardi?
«Pronunciata così pare un’ovvietà, il calcio si gioca in undici fino a prova contraria. Detto questo, non conosco le dinamiche interne dell’Inter».

D’accordo, ma ha creato scalpore la decisione di Spalletti di non convocare l’attaccante argentino al termine di una tragicommedia durata 45 giorni.
«In una società esiste un organigramma, vi sono un presidente, dei dirigenti, un allenatore, dei giocatori. Ogni componente ha responsabilità e compiti anche nei momenti difficili. Questa premessa per dire che a mio avviso la scelta non è solo dell’allenatore».

Dal suo punto di vista è corretto fare a meno del giocatore più rappresentativo della rosa anche solo per la panchina pur essendo la squadra in emergenza offensiva?
«Guardi, non parlo da giudice ma da tecnico. Evidentemente Icardi, al di là di tante supposizioni, non era pronto».

La squadra non perde una risorsa importante?
«No. Ribadisco: la decisione di Spalletti sulla carta mi pare scontata e non lo affermo per un fattore politico o disciplinare ma squisitamente tecnico. Se resti in infermeria per 35 giorni non puoi essere in forma come gli altri. Se Spalletti lo avesse fatto entrare e poi si fosse fatto male? Mi piace ricordare che con il Milan ho vinto una Coppa dei Campioni con Gullit che su dieci partite ne ha giocate una sola. Per rispetto al giocatore e al resto dello spogliatoio occorre puntare su chi fisicamente è preparato».

Nella sua carriera situazioni simili, pur senza l’eco dei social, sono capitate?
«Sui social che non frequento le rispondo che un bel tacer non fu mai scritto. E in generale, forse sì fatti del genere possono essere accaduti, ma sa una cosa? Ho avuto la fortuna di lavorare in club competenti, dove ciascuno di noi era spronato a tirar fuori anche l’ultima goccia di energia che aveva nell’alluce. In un ambiente dove ci si sente a proprio agio si crea la squadra».

Ha fiducia nella capacità di mediazione di Marotta?
«Moltissimo. Sa da quanto lo conosco? Da quando lui era presidente del Varese e io allenavo il Parma. Era la stagione 1985-86, mancavano poche giornate alla fine del campionato. Giocavamo in casa del Varese che in caso di sconfitta sarebbe retrocesso. Noi in caso di successo saremmo stati promossi in B. Vincemmo 1-0 e nonostante il momento Marotta venne a farmi i complimenti. Un signore. A mio avviso non c’è persona più competente di lui. Poi certo occorre l’apporto della società, che è componente fondamentale. Si ricordi una cosa: quando qualcosa in una squadra non gira, il problema è sempre il club, perché non ha avuto la visione giusta, non ha saputo gestire bene le situazioni o dettare le proprie linee guida».

Una decisione importante come quella che ha preso Spalletti ne fortifica la posizione davanti al gruppo?
«La non convocazione è un fatto di equità. Se non l’ha chiamato significa che non c’era possibilità. Se Icardi è stato fuori più di un mese non può essere convocato».

30 marzo 2019 (modifica il 30 marzo 2019 | 22:32)

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