Carige vola in Borsa, +23% la Bce insiste con Malacalza: «L’aumento va fatto»


Il titolo recupera dal minimo storico di 73 milioni di capitalizzazione. Al summit di gioved con i vertici di Carige, Fabio Innocenzi e Pietro Modiano, e con il primo socio Malacalza Investimenti, la Bce ha sollecitato ad andare avanti con l’aumento di capitale da 400 milioni bloccato sabato dalla famiglia genovese. Esclusi per ora il commissariamento o altre misure drastiche Carige rimbalza in Borsa con un recupero del 23% nella mattina, dopo che la Bce – secondo le indiscrezioni pubblicate anche dal Corriere della Sera – ha sollecitato i vertici della banca e il primo azionista, Malacalza Investimenti, a varare in tempi brevi l’aumento di capitale da 400 milioni, saltato sabato scorso. Il titolo attorno alle 1130 quota 0,0016 euro rovesciando il crollo di gioved, primo giorno di trattazione dopo la pausa natalizia, che con un -18% aveva fatto toccare i minimi storici ad appena 73 milioni di euro di capitalizzazione, a quota 0,0013 euro per azione. Ad agevolare il recupero c’ anche il buon andamento di Piazza Affari, che guadagna l’1,6%, in linea con l’andamento delle altre piazze europee: Londra e Francoforte +1,6% e Parigi +1,5%. Lo spread tra Btp e Bund tedeschi scende a 250, con rendimento del decennale italiano al 2,72%, nell’ultimo giorno di acquisti della Bce nell’ambito del programma di quantitative easing.

Gioved c’ stata una doppia missione in Bce a Francoforte per il presidente di Carige, Pietro Modiano, e l’amministratore delegato, Fabio Innocenzi, e per il primo azionista, Malacalza Investimenti, che sabato astenendosi ha fatto saltare l’ok all’aumento da 400 milioni. I due banchieri hanno descritto il quadro determinatosi dopo la bocciatura dell’operazione, prevista dagli accordi con lo Schema Volontario del Fitd che il 30 novembre ha sottoscritto un bond subordinato da 320 milioni, fondamentale per la sopravvivenza di Carige e imposto da Bce per rientrare nei limiti di patrimonio. Innocenzi e Modiano avrebbero sollevato proprio il tema della governance — non di patrimonio —, ovvero di una banca in mano a Vittorio Malacalza e ai figli Mattia e Davide, che avevano ottenuto l’ok da Bce a portarsi al 27,5% a condizione di non avere il coordinamento e controllo. Il vertice con Ramon Quintana, responsabile della Vigilanza su Carige, si sarebbe incentrato su questi aspetti e sulla necessit di trovare un approdo sicuro per la banca con un’aggregazione: sul mercato si ipotizza un interesse di Ubi, BancoBpm o perfino Unicredit, e alcuni fondi come Investindustrial di Andrea Bonomi avrebbero guardato il caso. Ma in Vigilanza sono stati ascoltati per un’ora e mezza anche Davide e Mattia Malacalza, accompagnati dagli avvocati Paolo Chiglione, Andrea D’Angelo e Luca Purpura per discutere la linea assembleare ma anche di quanto successo dall’ultimo aumento del dicembre 2017 da 550 milioni (pi altri 300 milioni di cessioni) sotto la gestione di Paolo Fiorentino, andato in fumo in dieci mesi in particolare dopo 257 milioni di perdite su crediti fatte emergere da una ispezione Bce. Su questi aspetti i Malacalza — che in Carige hanno investito 400 milioni per una quota che oggi ne vale circa 20 e hanno cambiato 4 ceo in altrettanti anni — vogliono chiarezza.

La linea inoltre di non avere il coordinamento e controllo della banca; se cos fosse l’avrebbero avuto anche in caso di approvazione dell’aumento. Pi in generale cercano di limitare i danni: per questo vorrebbero evitare di sottoscrivere un aumento di capitale senza piano industriale e con una Bce che spinge per una fusione che far scendere a zero il valore di Carige. La Vigilanza avrebbe assunto una linea moderata: non ci sarebbero in vista per ora provvedimenti drastici come un commissariamento; ma l’aumento, ha ribadito, va fatto. Si starebbe lavorando per una soluzione adeguata, magari con una nuova assemblea a breve. Con un piano. E forse anche con un acquirente pronto.

28 dicembre 2018 (modifica il 28 dicembre 2018 | 11:30)

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