Carige, salta l’aumento. Malacalza si astiene: prima fare luce sulle perdite


Non passa l’aumento di capitale di Banca Carige da 400 milioni. La famiglia Malacalza, che con il 27,5% il primo azionista della banca, annuncia l’astensione all’assemblea in corso a Genova sulla proposta di ricapitalizzazione che in primavera sarebbe stata usata per rimborsare il prestito (un bond subordinato) da 320 milioni concesso dal resto del sistema bancario attraverso lo Schema Volontario del Fondo interbancario, il cui intervento a novembre si reso necessario per mancanza di investitori sul mercato. Avendo Malacalza Investimenti la maggioranza dell’assemblea, la proposta destinata a non passare.

Tra gli altri soci pesanti, Il finanziere Raffaele Mincione, con il 5,42%, si detto invece a favore. Assente invece Gabriele Volpi, che risulta ancora avere il 9%. Anche senza un aumento deliberato, la banca non comunque a rischio, almeno per il momento. Il destino dell’istituto ligure rimane dunque in un limbo. Finora rispetta i livelli di patrimonio complessivi ma si ritrova a pagare un interesse ancora pi alto – che sale dal 13% al 16% annuo. E bisogner vedere che tipo di richieste arriveranno dalla Vigilanza sulla base dell’esame “Srep”, attese per febbraio. La Bce ha comunque concesso venerd un periodo pi lungo, spostai da giugno al 31 dicembre 2019, per rafforzare il capitale, rimborsare il bond e cercare “seriamente” un’aggregazione.

I motivi del “no” di Vittorio Malacalza sono stati spiegati dal suo avvocato, Paolo Ghiglione: “Prima di chiedere un nuovo sacrificio ai soci il consiglio deve fare luce sulle svalutazioni e sulla responsabilit del precedente management”. Inoltre Malacalza vuole prima sapere se la Bce non chieder altre rettifiche e quale sar il prossimo piano industriale. L’astensione comunque “non implica una fonte riera intrinseca all’aumento”, ha precisato il legale. “L’aumento comporta una diluizione fortissima per i soci. Era per l’unica soluzione possibile”, ha spiegato l’amministratore delegato. Il banchiere va comunque avanti sul piano industriale, che sar presentato a febbraio e al quale lavora Boston Consulting Group: Carige sar una banca pi snella, trasparente, veloce e focalizzata sulle piccole e medie imprese e sul risparmio del territorio. In questo scenario – ha spiegato Innocenzi, in sella da appena tre mesi – un’alleanza o una partnership con un altro soggetto (cui sta lavorando l’advisor Ubs) “pu accelerare la valorizzazione di cose che sono gi nel bilancio di Carige”, ovvero fino a due miliardi di capitale in pi tra adozione dei modelli interni, riduzione dei requisiti pi pesanti (“add on”) ora imposti a Carige e benefici fiscali fino a 1 miliardo di euro legati alle perdite del passato, che possono emergere nell’alleanza con una banca che invece fa utili.

L’aumento di capitale da 400 milioni sarebbe stato il quarto in quattro anni. Nei tre precedenti, fra il 2014 e il 2017 sono stati chiesti 2,2 miliardi di euro. L’ultimo, di fine 2017, era stato di 550 milioni. Dov’ finito? Nella trimestrale a settembre sono comparse 257 milioni di svalutazioni aggiuntive su crediti chiesti dalla Bce e accolti dalla banca: “vogliamo sapere come mai gli aumenti sono stati bruciati”, ha detto il presidente dell’istituto, Pietro Modiano. “Abbiamo avviato una analisi approfondita su ci che successo, avremo un quadro completo in sede di bilancio”. In quell’occasione potrebbe essere proposta in assemblea l’azione di responsabilit con ogni probabilit verso l’ex amministratore delegato Paolo Fiorentino, che ha realizzato l’aumento di fine 2017 e poi entrato in rotta di collisione con Vittorio Malacalza.

Oltre ai crediti svalutati, nel mirino dei nuovi vertici c’ la cessione – decisa dal vecchio board – della societ di credito al consumo, Creditis, all’hedge fund inglese Chenavari: “Un contratto pessimo”, ha ripetuto pi volte Modiano, “da tutti i punti di vista, patrimoniale e di conto economico”. La banca, ha svelato Innocenzi, ha provato a bloccare in tribunale il contratto ma proprio venerd hanno dovuto dargli esecuzione. Il closing atteso nel primo trimestre 2019. Modiano per non intende mollare: “Stiamo studiando se stato fatto in condizioni di legittimit e se quindi possa essere invalidato”.

22 dicembre 2018 (modifica il 22 dicembre 2018 | 15:49)

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