Caporalato, annullata la prima sentenza di «riduzione in schiavitù»


Era stata la prima sentenza, in Italia, a riconoscere il reato di riduzione in schiavit in un procedimento giudiziario inerente al mondo del lavoro: era il 13 luglio 2017 e il processo era quello relativo allo sfruttamento dei lavoratori agricoli — per la raccolta di angurie e pomodori — nelle campagne di Nard, in Salento, tra il gennaio del 2009 e l’ottobre del 2011. Vennero condannate 13 persone, tra imprenditori italiani e caporali stranieri. Oggi i giudici della Corte d’Assise d’Appello di Lecce hanno assolto 11 di quei 13 imputati, condannati in primo grado a pene dai 7 agli 11 anni, con l’accusa, appunto, di avere sfruttato i raccoglitori di angurie e pomodori. La sentenza stata ribaltata sulla base dell’accoglimento della tesi del collegio difensivo, basata sul presupposto che il reato di schiavit non fosse ancora entrato in vigore all’epoca dei fatti. La legge anti-caporalato, infatti, risale al 2016.

Tra gli assolti anche l’imprenditore Pantaleo Latino, detto il Re delle angurie, ritenuto dall’accusa a capo del sodalizio criminale transnazionale dedito allo sfruttamento e riduzione in schiavit dei migranti impegnati nella raccolta delle angurie nelle campagne di Nard. Il sostituto procuratore generale Giovanni Gagliotta aveva chiesto invece la conferma della sentenza di primo grado. Per effetto delle assoluzioni, sono quindi stati annullati anche molti dei risarcimenti disposti in primo grado, come quelli previsti per i 7 braccianti costituitisi nel processo (fra i quali Yvan Sagnet, a capo della rivolta a Boncuri).


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