Business plan ok e nuova proprietà: così il Tas ha dato ragione al Milan


La Camera giudicante ha valutato i fatti correttamente?. Dopo questa domanda, formulata a pagina 42 delle motivazioni della sentenza, il panel del Tas arriva alla conclusione che no, i fatti che riguardavano il Milan non erano stati valutati nel modo pi corretto e questo ha portato alla famosa pena non proporzionata dell’Uefa, l’esclusione dall’Europa League, annullata appunto dal Tas. Il 20 novembre, perci, la Camera giudicante – dopo una lunga attesa – si ritrover per riesaminare il caso Milan: a dicembre poi arriver la nuova sanzione, probabilmente una pena pecuniaria. Ma torniamo alle motivazioni. Dopo una lunga e dettagliata ricostruzione di tutto il percorso che aveva portato al no al voluntary agreement e poi al rifiuto anche del settlement, il Tas d torto all’Uefa soprattutto su tre elementi: a) il business plan considerato “credibile”; b) il cambio della propriet, dal misterioso cinese Yonghong Li al fondo Elliott, e quindi il tema del rifinanziamento del debito, che viene meno; c) il rischio di mancanza della continuit aziendale. D’altra parte il Tribunale svizzero spiega che non era negli obblighi dell’Uefa offrire un settlement agreement al Milan, nemmeno prendendo in considerazione quanto era gi stato fatto con altre societ (il Milan, infatti, aveva chiesto di esaminare business plan e i settlement agreement accordati a Psg, City e Inter, richiesta a cui l’Uefa si era opposta, ma accordata invece dal Tas).

Il business plan

Il Tas non pu seguire la conclusione della Camera giudicante secondo cui il business plan non affidabile o non sufficientemente robusto per affrontare il percorso del Milan. Era, questo, un punto molto controverso: l’Uefa aveva sottolineato che il business plan del Milan conteneva ipotesi rischiose per raggiungere il break-even (alti obiettivi sportivi, sovrastima dei ricavi del mercato cinese). Il Milan, per, aveva presentato tre diversi business plan, considerando scenari via via pi negativi. In un primo momento, per esempio, aveva previsto l’approdo in Europa League per le stagioni 2017-2018 e 2018-2019 e la Champions nelle due stagioni successive (raggiungimento dei quarti di finale). Ipotesi considerate troppo ottimiste dall’Uefa. L’ex ad Marco Fassone cos aveva presentato piani diversi: sostituito la Champions con l’Europa League come obiettivo delle stagioni ‘19-’20 e ‘20-’21 e contestualmente aveva ridotto del 50 per cento (in uno scenario anche del 75%) i ricavi dal mercato cinese; anche con i due scenari combinati il business plan avrebbe retto, perch era stato mantenuto il raggiungimento del break-even (pareggio di bilancio) o almeno si era restati dentro la massima deviazione consentita. Ma la decisione dell’Uefa non ha preso in considerazione i diversi scenari, scrive il Tas. Inoltre il mero fatto che siano stati presentati tre diversi business plan (evento che aveva impressionato negativamente l’Uefa, ndr) non considerato di per s sufficiente per considerare l’ultimo non credibile se non lo si analizza nel merito.

Il cambio di propriet

Naturalmente questo stato un punto decisivo, perch l’Uefa stata sempre (a ragione) particolarmente scettica nei confronti di mr Li. Aveva dubbi sugli obiettivi del proprietario del Milan e su come pianificava di gestire la difficile situazione finanziaria del club, aggiungendo che non erano state fornite informazioni su Mr Li, il quale nemmeno si presentato all’udienza davanti alla Camera investigativa. Nel momento in cui il club passato nelle mani di Elliott, un fondo molto conosciuto che ha approssimativamente 35 miliardi di asset tutto cambiato. Basandoci sulla situazione di oggi forse avremmo preso una decisione diversa, ha dichiarato infatti Yves Wehrli, membro della Camera investigativa, chiamato dall’Uefa come testimone, ma che ha finito per essere decisivo per le tesi del Milan.

Continuit aziendale

Altro tema di cui si discusso moltissimo: il rischio che il Milan non garantisse la continuit aziendale. Per sottolineare questo rischio, l’Uefa aveva utilizzato il report degli auditor di Ernst Young, in cui vi si faceva riferimento. Ma secondo la legge italiana — sostiene il Milan — il report deve obbligatoriamente fare riferimento alla continuit aziendale, in presenza di perdite. Lo scopo sottolineare che il cda ha rispettato le regole di verifica di bilancio, ma non per questo i revisori avevano trovato ragioni che portassero a dubitare della continuit aziendale. A questa obiezione l’Uefa non aveva controbattuto. In ogni caso, l’arrivo di Elliott e la presentazione della sua strategia sul Milan (quindi un impegno a medio-lungo termine che scartava una vendita immediata) hanno spazzato via ogni altro dubbio. Per tutte queste ragioni il Tas ha quindi deciso di annullare l’esclusione dalle Coppe, rinviare il caso alla Camera giudicante per una pena proporzionata. Che, come detto, arriver a dicembre.

6 novembre 2018 (modifica il 6 novembre 2018 | 21:32)

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