Brignone, l’anno del sorpasso «Per la Coppa ci sono anch’io»


Ha presentato il suo rinnovato impegno ecologista con la fase due di «Traiettorie liquide»: «Mi hanno fatto nuotare avvolta nella plastica: credevo di soffocare, ma questo fa capire quanto grave sia l’inquinamento del mare», dice Federica Brignone. A suo fianco, per questa battaglia, avrà pure la delfina Blue, diventata un cartone animato che sarà disegnato su casco e guanti. Ma dopo questa escursione nel «sociale», Fede è pronta alle gare Nord americane di Coppa: sabato c’è il gigante di Killington e lei lo affronterà con la spinta del secondo posto nel debutto di Soelden.

È subito entrata nella modalità «super-Brignone»?
«Io un supereroe? Wow, mi piacerebbe molto. Sì, quel risultato in Austria è stato emozionante, al termine di una prova tostissima».

Inevitabilmente, le aspettative cresceranno.
«Giusto così: negli ultimi tre anni è stato difficile togliermi dalle top 5 in ben tre discipline. E io sono la prima a pretendere tanto».

Senza Sofia Goggia, infortunata, i riflettori sono ancora più puntati su di lei.
«Spero di essere la locomotiva di una squadra competitiva anche con altre ragazze. Sofia? Quando tornerà, si riproporrà la formula delle due capitane che si sfidano. Farà bene al nostro sci».

Intanto lo sport italiano è sempre più forte con le donne.
«È vero. Prima era più declinato al maschile. Credo che sia una cosa sana e bella: l’equilibrio tra le due dimensioni è fondamentale. Nello sci maschile, però, c’è un livello medio più alto: la concorrenza è maggiore».

Paola Egonou, pallavolista azzurra, ha fatto coming out.
«Nei suoi panni, non so se l’avrei fatto. Forse l’ha detto d’istinto, senza rendersene conto. O forse l’ha detto per evitare che l’indiscrezione filtrasse e finisse fuori controllo. In ogni caso, deve sentirsi libera di avere la vita privata che preferisce. Spero che il coming out la sciolga e la faccia sentire un’atleta migliore».

Uno sguardo a ritroso nella carriera: ha mai avuto il dubbio di non farcela?
«Più volte. Il momento peggiore è stato dopo i Mondiali 2015 di Vail: avevo avuto l’infortunio alla caviglia ed ero reduce da una stagione persa e da un’altra in cui faticavo. Ho temuto di non tornare più quella di prima».

In quel gigante iridato le si rimprovera un erroraccio di testardaggine.
«Ho buttato via una medaglia possibile. Dopo l’errore volevo sotterrarmi, ma sbagliano tutti, perfino i fuoriclasse. Attaccare e osare mi anche permesso, a fronte di alcune delusioni, di entrare nell’élite dello sci».

Il bronzo olimpico: una prova del fuoco superata?
«È stata una battaglia vinta sul piano mentale e, anche, una liberazione: è impossibile andare ai Giochi e immaginare che tornerai con una medaglia. L’emozione si lega soprattutto all’aver fatto qualcosa di quasi impossibile».

Che cosa ha di più oggi Federica Brignone?
«Paradossalmente, l’infortunio estivo mi ha migliorato. Ero stressata, non mi accontentavo, ero agitata anche se mi stavo allenando bene. Lo stop mi ha aiutato a capire che ci sono eventi contro cui non puoi fare nulla: devi rilassarti, affrontarli e superarli».

Una Federica meno impulsiva, dunque.
«No, quello no. Rimango una di cuore, che vive di emozioni. Ma se adesso c’è qualcosa che non va come dico io, mi tranquillizzo: una spiegazione ci sarà».

Lei è l’azzurra per la Coppa del mondo assoluta.
«È il mio sogno».

Si dice: Federica, prima di tutto, ha dovuto sconfiggere l’immagine di sua madre.
«È abbastanza vero. Quando ero bambina, dicevano che ero forte perché ero la figlia di Ninna Quario. Come se sugli sci ci fosse sempre lei…».

Di papà Daniele si parla poco.
«Perché è riservato. È il classico padre che sta dietro le quinte ma per un consiglio c’è sempre».

Suo fratello Davide adesso è la sua ombra.
«È necessario: mi sta vicino e mi aiuta con i feedback».

Sintesi e obiettivi della stagione.
«Conto di essere sempre presente in 2/3 discipline. Presente significa essere una di quelle da battere, considerato che il riferimento è la Shiffrin».

Mikaela a 23 anni ha già la metà dei successi della Vonn.
«Diventerà probabilmente la più forte, ma Lindsey le sta ancora davanti. La Vonn per anni è stata imbattibile e con la sua bellezza ha avuto anche il merito di portare la femminilità nello sci: le dobbiamo tanto».

Se il primato di Stenmark sarà superato, si potrà dire che la donna ha scavalcato l’uomo?
«No. Un numero e un record non scalfiranno la grandezza di Ingemar, che aveva meno gare a disposizione per dimostrare la sua forza».

19 novembre 2018 (modifica il 20 novembre 2018 | 10:40)

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