Brexit: ricerche di lavoro in calo in UK, anche da parte degli italiani


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(di Barbara D’Amico)

Che sia hard o sia soft poco importa: la Brexit, cioè il lungo e travagliato processo di uscita del Regno Unito dall’Unione Europea, ha già avuto impatto sul mercato del lavoro. E non solo all’interno dei confini inglesi. Secondo i dati di una recente ricerca del portale internazionale di job matching Indeed, tra il 2015 e il 2018 l’interesse degli europei per lavorare in UK è calato, registrando un picco maggiore proprio dopo il voto inglese, nel giugno del 2016.

L’indagine L’indagine, condotta dalla divisione hiring lab del portale, analizza le ricerche di lavoro in un arco temporale che va infatti dall’aprile del 2014 fino al luglio del 2018, puntando sulle cosiddette ricerche oltre-confine, cioè quelle ricerche online in cui il paese dell’indirizzo IP dell’utente è diverso dal paese utilizzato per la ricerca di occupazione.

I risultati Rispetto al 2015, spiega la nota che accompagna i risultati della ricerca, le candidature per posizioni basate nel Regno Unito provenienti da oltre confine sono diminuite del 14% in tre anni. E questo calo, secondo gli analisti del portale, sarebbe dovuto proprio al clima di incertezza sopraggiunto dopo il voto per la Brexit.

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Secondo Pawel Adrjan, economista di Indeed “parlare di un Brexodus può essere prematuro, ma dopo un decennio in cui il Regno Unito ha potuto contare su un effetto “calamita” per i lavoratori europei, l’interesse si è indebolito. I timori legati alla Brexit, la perdita di potere d’acquisto della sterlina e lo sviluppo di altri mercati del lavoro più attrattivi fanno sì che molte persone cerchino lavoro altrove. Manca ancora tempo alla Brexit, ma il flusso di lavoratori europei su cui la Gran Bretagna ha fatto affidamento finora ha già subito un forte colpo di arresto”. Il trend, però, combacia con quello analizzato da altri studi e anche dal più noto rapporto che il Parlamento inglese ha divulgato studiando tutti i possibili effetti di un’uscita con o senza accordo: il risultato è che nella migliore delle ipotesi l’Inghilterra perderebbe 40 mila lavoratori, nella peggiore circa 90 mila.

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E gli italiani? Rispetto ai colleghi europei – per gli irlandesi e i polacchi l’interesse di ricerca è calato rispettivamente del 44% e del 26% negli ultimi due anni rispetto al 2015 – noi abbiamo continuato a credere nella possibilità di lavoro all’estero, Regno Unito compreso: ma rispetto a quell’anno, Londra è diventata meno appetibile con un calo del 13% nelle ricerche. C’è poi un dato interessante che riguarda le ricerche per tornare in Italia: sempre secondo l’indagine, infatti, “negli ultimi tre anni, le ricerche di lavoro in Italia da parte di persone basate nel Regno Unito sono aumentate del 16%. Con un picco nei primi mesi del 2016. Forse per via dell’avvicinarsi del referendum”.

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In generale per il Regno Unito la Brexita avrà impatto sui flussi delle risorse umane in settori chiave: tra i comparti che contano più lavoratori europei al momento l’Inghilterra annovera la sanità e l’edilizia.”negli ospedali britannici, ad esempio, 1 dottore su 10 proviene da uno stato UE; allo stesso modo, il 10% della forza lavoro nell’edilizia è cittadino UE.” E sono gli stessi settori in cui sono stati registrati i più evidenti cali di interesse nella ricerca di occupazione: “negli ultimi tre anni, la quota di candidati europei in cerca di lavoro nel Regno Unito afferente all’area sanità su Indeed è diminuita di un quinto (-21%). Quasi dimezzata, invece, la percentuale di chi è in cerca di un lavoro nel settore delle costruzioni”.

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Si tratta non di dati statistici nazionali ed europei, ma delle risultanze di un punto d’osservazione specifico, un portale di annunci che però fa da snodo per milioni di utenti e centinaia di migliaia di ricerche di lavoro attive ogni mese: una spia utile per capire che vento tira per il futuro del lavoro degli italiani e dei cittadini europei in quella che un tempo era la meta più gettonata da chi voleva fuggire dal Belpaese per avere, finalmente, un’opportunità d’occupazione.

Twitter @BDamico83




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