Brexit, mille miliardi di asset in fuga da Londra. Con il no deal l’Italia ci rimetterà 4 miliardi all’anno


Circa 1000 miliardi di sterline di asset finanziari potrebbero essere spostati dalla City di Londra verso altre piazze – con la conseguente perdita di 7.000 posti di lavoro – nel caso di una traumatica Brexit no deal. Lo indicano le stime aggiornate della societ di consulenza EY, riprese fra gli altri dal Financial Times, a 8 giorni dalla data fissata per l’uscita dal Regno Unito – il 29 marzo – e in attesa di un incerto terzo tentativo di ratifica da parte del Parlamento di Westminster dell’accordo di divorzio raggiunto da Theresa May con Bruxelles: ratifica a cui legata la concessione del breve rinvio chiesto ai 27 dalla premier Tory britannica.

Il conto dell’uscita dall’Europa

La cifra rappresenta comunque una frazione del totale dei capitali depositati in Gran Bretagna, pari a circa 8 mila miliardi di sterline. E non confermata da altre fonti, come la Bank of England che si limita a prevedere pi genericamente fenomeni di volatilit. Il governo May ha da parte sua pubblicato nei mesi scorsi scenari stando ai quali un divorzio senz’accordo potrebbe far calare il Pil fra il 6,3 e il 9% nel giro di 15 anni.

Per l’Italia una bolletta da 4 miliardi

In caso di un’uscita senza accordo della Gran Bretagna dalla Ue la ricchezza dei cittadini inglese sarebbe ridotta di 57 miliardi di euro l’anno, vale a dire 900 euro a testa, mentre i cittadini dell’Unione Europea perderebbero complessivamente 40,4 miliardi. Gli italiani fra questi perderebbero 4 miliardi di euro l’anno. Sono le stime pubblicate dall’istituto tedesco Bertelsmann. La Brexit potrebbe seriamente danneggiare le fondamenta della pi grande zona economica del mondo – ha dichiarato il presidente dell’istituto Aart de Geus – e Bruxelles e Londra devono fare tutto ci che in loro potere per arrivare a un accordo.

Francia e Germania le pi danneggiate

L’economia continentale che sarebbe pi penalizzata da una hard Brexit la Germania che perderebbe 9,5 miliardi di euro mentre la Francia avrebbe un impatto da 7,73 miliardi. In caso di un’uscita soft, cio con accordo, le perdite sarebbero pi modeste per quanto sempre significative: pari a 32 miliardi per la Gran Bretagna e a 22 per l’Unione Europea. Da sottolineare come in caso di hard Brexit ci sarebbero anche dei vincitori: la Cina potrebbe contare su maggiori entrate per 5,3 miliardi mentre il beneficio per gli Stati Uniti sarebbe pari a ben 13,2 miliardi di euro l’anno.

Gli effetti sulla Gran Bretagna

Secondo l’analisi dell’istituto, le regioni nel sud dell’Inghilterra sarebbero particolarmente colpite in caso di una hard Brexit anche in ragione della loro maggiore prossimita’ all’Europa e dunque del loro maggiore coinvolgimento negli scambi commerciali. Londra sarebbe la citt’ pi impattata, seguita dalle regioni del Berkshire e del Surrey. Nella sola regione di Londra la perdita in termini di reddito per i cittadini sarebbe pari a circa 5 miliardi di euro l’anno. In Germania per contro i pi colpiti sarebbero i distretti amministrativi di Dusseldorf e Cologna con perdite rispettivamente per 650 e 560 milioni di euro l’anno, con 126 euro in meno a testa per i residenti di queste due aree. Non andrebbe molto meglio ai cittadini della regione del nord della Baviera che perderebbero circa 526 milioni o 115 euro a testa. La Brexit produrrebbe pesanti conseguenze anche per i cittadini irlandesi: secondo gli autori dello studio, un’uscita senza accordo costerebbe loro 720 euro pro capite e all’anno (circa 3,5 miliardi in totale). Nel Regno Unito ad esempio Manchester accuserebbe significative perdite di reddito in termini assoluti in caso di hard Brexit ma considerato il livello elevato delle sue attivit economiche, la perdita di reddito in termini percentuali andrebbe a collocarsi nella fascia medio-bassa. I principali fattori che determinerebbero la perdita di reddito sono da individuare nell’aumento dei prezzi e nella minore produttivit post-Brexit: l’introduzione di nuove tariffe, attualmente abolite nel mercato unico europeo, renderebbe pi costoso l’acquisto di beni e servizi.


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