Brexit, Londra fa scorte di cibo italiano prima che sia troppo tardi . Vendite al +17%


L’effetto scorte alimentari in Gran Bretagna in vista della Brexit fa volare le esportazioni tricolori. A gennaio 2019, rispetto allo stesso periodo del 2018, le vendite sono aumentate del 17,3%, a fronte di un aumento a livello mondiale del 5,9%. Il settore primario, invece, ha perso l’1,8%. Sono i primi dati dell’anno ufficializzati all’Ansa da Federalimentare, alla vigilia di Cibus Connect, fiera dedicata al meglio del `food made in Italy´ in programma a Parma 10 e 11 aprile.

«È una chiara conseguenza della Brexit che ha messo in moto una serie di operazioni speculative», commenta il presidente di Federalimentare, Ivano Vacondio, «certo, la situazione fa paura ed è preoccupante per tutti i nostri settori made in Italy, a partire dal vitivinicolo con una quota del 26%. Penso però anche che ai nostri prodotti la classe medio alta non rinuncerà mai, essendo sempre disposta a pagare qualche cosa di più». Quello che preoccupa maggiormente, secondo il manager, è «la scellerata disciplina della etichettatura a semaforo, inaugurata proprio nel Regno Unito, una concorrenza che attacca solo quelli bravi e noi lo siamo come ci viene confermato dai numeri». La Gran Bretagna, quarto mercato del food and beverage italiano dietro Germania, Usa e Francia, ricorda Federalimentare, ha mantenuto negli ultimi anni un solito e costante tasso di espansione.

Nel 2018 ha raggiunto 3.404 milioni, con una crescita dell’1,5% sull’anno precedente, a fronte di 41.299 milioni di vendite raggiunte nel mondo (+1,4%). Bene anche il saldo dell’interscambio dell’industria alimentare oltre Manica: con un import di 564 milioni ha generato un attivo di 2.475 milioni, in crescita del 3% sul 2017. Quanto alle principali voci dell’export 2018, ha ricordato Vacondio, in attesa di avere la classifica di gennaio 2019, sono l’enologico con 846 milioni (+1,8%), gli ortaggi trasformati con 356 milioni (+2,2%) e il lattiero-caseario con 261 milioni (+3,6%). Crescita a due cifre per i comparti acquaviti e liquori (+37,7%) e acque minerali e gazzose (+21,2%).

Qualche segno meno invece per pasta con 317 milioni (-0,2%), dolciario con 316 milioni (-0,5%) e carni preparate con 173 milioni (-1,7%). Una marginale perdita, spiega Federalimentare, dovuta ad una leggera svalutazione della sterlina. Sul fronte primario, infine, l’export 2018 oltre Manica ha raggiunto 365 milioni di euro in calo del 5,7%, allineandosi a -5,8% a livello mondo; una diminuzione determinata per lo più dai prodotti vegetali che hanno perso il 7%.


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