Brexit: il prosecco, i formaggi, le auto e gli altri prodotti made in Italy a rischio


E’ il settore dell’agroalimentare italiano quello che rischia di pagare maggiormente il distacco della Gran Bretagna dalla Ue. E di conseguenza i territori più colpiti sarebbero quelle delle eccellenze del cibo italiano, a cominciare dalle province di Modena e Treviso. Alla conclusione si giunge incrociando alcuni studi compiuti nei mesi scorsi da organizzazioni di categoria (Confindustria, Coldiretti, Cia) quando il fantasma della Brexit cominciò a farsi concreto. E quelle cifre tornano di attualità in queste ore in cui l’illusione di un rinvio a lungo termine sono state spazzate via e che l’unica alternativa sul tavolo è quella tra una «hard Brexit» e un divorzio consensuale tra Londra e il Vecchio Continente. Comunque entrambe prima dell’estate.

Tariffe fino al 35%

Posto che la società di consulenza EY ha stimato in 4 miliardi il costo complessivo della Brexit per l’Italia , il primo report da prendere in considerazione porta la firma dell’ufficio di Confindustria. Si parte da un dato preciso: 23 miliardi. A tanto ammonta il valore dell’export italiano nel Regno Unito (dato 2017, con un surplus favorevole all’italia pari a 11 miliardi). Se all’altezza dello stretto della Manica verranno innalzati muri doganali il settore a subire un immediato contraccolpo sarebbe quello vinicolo: il mercato britannico assorbe il 12% della produzione italiana destinata all’estero, con una grande prevalenza del Prosecco, protagonista negli ultimi anni di un boom planetario. A ruota, in questa lista, seguono i latticini, Parmigiano in testa: i volumi sono più bassi, ma più penalizzanti sono le tariffe doganali, che nel caso dei latticini toccano il 35%.

14 bottiglie su 100

La seconda previsione è stata compilata dalla Confederazione italiana degli agricoltori (Cia) sono il quale la Brexit espone a rischio esportazioni italiane per un valore di 3,3 miliardi di euro. Cia ricalca il dato di Confindustria, confermando che la filiera più esposta è quella del vino visto che ogni 100 bottiglie esportate, 14 finiscono sulle tavole britanniche. Coldiretti (altra organizzazione del food italiano) aggiunge un dato: il Prosecco con un export da 350 milioni di euro rappresenta la fetta maggiore di questo particolare segmento di mercato.

Auto, moda, arredo: gli altri settori

La preoccupazione di queste ore non riguarda solo i produttori di cibo: altra voce rilevante della bilancia commerciale Italia-Gran Bretagna sono le automobili. Nel 2018 abbiamo venduto un controvalore di 1,2 miliardi seppure in calo del 10%. Anche in questo caso il flusso delle vendite sarebbe frenato dalle nuove barriere doganali. Nella graduatoria dell’export italiano a ruota segue il settore dell’abbigliamento (800 milioni ) e quello dell’arredamento (650 milioni) .

Modena e Treviso preoccupate

La scomposizione geografica delle province più preoccupate dalla Brexit riflette l’analisi compiuta fino a qui. Milano a parte, il territorio che esporta il maggior volume di merci verso il Regno Unito è Torino, seguita da Modena e Treviso, vale a dire due «regni» dell’agroalimentare italiano. Altra regione destinata ad andare in sofferenza è la Campania il cui 10% della produzione ortofrutticola prende la strade verso Londra.


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