Brady la leggenda, Goff la promessa, il duello fra miti che divide l’America


Se hai sette anni la tv, per te, ha ancora orari da caserma. Del tipo che alle 10 si va sotto le coperte. Tranne se sei americano e quella sera c’ il Superbowl. Negare la finale a un bambino innamorato del football roba da chiamare subito il Telefono Azzurro. Jared Goff il 12 gennaio del 2002 aveva giusto sette anni. Una famiglia in California e un pallone ovale nella sua stanza. Forse anche il poster di Tom Brady. Che poteva essere suo padre. Californiano come lui. E proprio come un bravo genitore ha aspettato che Jared crescesse e potessero giocare insieme. Domenica 3 febbraio, dopodomani, ad Atlanta, Georgia. Uno contro l’altro.

I due quarterback protagonista dell’evento sportivo americano pi importante dell’anno. Brady a guidare i Patriots del New England. Goff con la casacca dei Rams di Los Angeles. Che una volta stavano a St.Louis e quel giorno di gennaio del 2002 sfidarono proprio i Patriots. A volte il destino. O la storia. Il poster sceso dalla parete da qualche anno. O forse la faccia era quella di un altro. Gi perch Jared il suo idolo ce l’aveva non lontano da casa. Joe Montana, il leggendario campione dei 49ers di San Francisco. Uno che ha sdoganato il football anche in Italia. E non solo per via del cognome. Jared ha scelto il numero 16, lo stesso di Joe. E anche di un altro Joe. Pendleton. Che per cercarlo non servono gli archivi dei giornali sportivi. Basta una cineteca: alla voce Warren Beatty. Protagonista del Paradiso pu attendere con lui nei panni del quarterback dei Rams di Los Angeles e la maglia numero 16. A proposito: nel film vince il Superbowl.

Jared Goff un predestinato. Che non significa avere avuto una vita facile. Quella nessuno. Senn che campione saresti? E soprattutto che storia avresti da raccontare? La sua croce una carenza di enzimi. Fa fatica ad assimilare certi alimenti. E a mettere su massa muscolare. Un problema per chi fa uno sport che non il bridge. Ma quella di Jared la classica storia americana. Magari con il lieto fine. Magari lunga come quella di Brady. L’atleta pi grande di tutti i tempi. Senza chiuderlo solo nel recinto del football. Diciannove stagioni nella Nfl, cinque Superbowl in bacheca. Una leggenda. Di pi: una montagna inscalabile. Una moglie che avercene, la top model Gisele Bundchen. Una famiglia da pubblicit progresso. Milioni di followers dietro l’eterno ragazzo. Che sa come mantenersi tale.

Jared diverso. Vuole esserlo. Anche se per lui sono gi cominciate a suonare le sirene di Hollywood e stuoli di possibili fidanzate ad attenderlo: l’ultima si chiama Christen Harper ma lui glissa quando si parla di donne. Salvo postare su Instagram gli auguri di buon compleanno a Nancy. Bella donna, peccato sia anche sua madre. Ragazzo essenziale che su Facebook mette il video con la sua valigia sobria colma solo di un paio di scarpette da gioco, maglietta e palloni. Un numero uno da sempre. Brady, per dire, fu scelto al numero 199. Come dire che c’erano, pensavano ci fossero, quasi duecento giocatori migliori di lui. Sono gli abbagli collettivi della vita, di chi guarda solo la buccia delle persone e non si accorge della polpa. I Rams hanno vinto solo un Super Bowl: e stiamo parlando di vent’anni fa. Quando la squadra, tra l’altro, giocava a St.Louis.

Per trovare un’altra vittoria a Los Angeles bisogna risalire al 1984 con i Raiders. Mentre per i Patriots il sesto titolo significherebbe raggiungere gli Steelers di Pittsburgh in vetta ai Superbowl conquistati. Ma, in fondo, sono solo numeri. E allora anche i 41 anni di Tom Brady diventano un dato sulla carta d’identit. E i 24 di Jared Goff la promessa di qualcosa che potrebbe essere altrettanto eterno. Domenica sera lo sapremo.

31 gennaio 2019 (modifica il 31 gennaio 2019 | 23:04)

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