Braccio di ferro a Bruxelles per i fondi regionali Ue nel budget post 2020


Commissione Ue e Stati membri da una parte, Parlamento europeo, Regioni e citt dall’altra. Sono le squadre che si fronteggiano nella partita del budget europeo 2021–2027. E poich attraverso l’attribuzione dei fondi si fa anche politica, lo scontro tra visioni diverse dell’Europa. La contrapposizione emersa durante la Settimana europea delle Regioni e delle citt, durante la quale i rappresentanti locali si sono confrontati con Commissione e Parlamento Ue sui fondi strutturali e sul loro futuro nel prossimo bilancio Ue.

Per il presidente del Comitato europeo delle Regioni, Karl–Heinz Lambertz, la politica di coesione ci che tiene l’Europa insieme, si tratta di progetti concreti, messi a rischio dal taglio ipotizzato nel budget Ue post 2020. Il presidente del Parlamento Ue Antonio Tajani ha ricordato che la sua istituzione si batte per un bilancio pari all’1,3% del reddito nazionale lordo, mentre la Commissione Ue ha proposto l’1,1%. Non ci devono essere tagli alla coesione e all’agricoltura, ha aggiunto. Bruxelles deve invece fare i conti con gli Stati membri che non vogliono aumentare i fondi per integrare il buco della Brexit. Il risultato un taglio di circa il 10% dei fondi per la politica di coesione e del 28% per lo sviluppo rurale a vantaggio di altri settori come difesa, immigrazione, clima, ricerca (pi 100 miliardi), privilegiando una gestione centralizzata.

Le Regioni e le citt contestano proprio questo, perch nella gestione centralizzata vengono premiate le eccellenze, aumentando i divari di sviluppo tra le diverse regioni europee. L’opinione diffusa tra Regioni e citt che la crisi europea non si possa superare centralizzando ancora di pi le politiche e che un antidoto alla propaganda sovranista sia una visione di Europa dal basso. Dal canto suo la Commissione vuole risultati: i fondi strutturali sono uno strumento complesso e non sempre vengono spesi tutti. un caso delle prossime settimane: il 31 dicembre scade il termine per il raggiungimento degli obiettivi di spesa intermedi per i Programmi operativi 2014-2020. Se non vengono raggiunti scatta il disimpegno dei fondi, che tornano nel budget Ue. In ballo ci sono 51 programmi italiani.

Nelle scorse settimane il ministro per il Sud, Barbara Lezzi, ha lanciato l’allarme e per evitare la possibile perdita di fondi ha scritto a Bruxelles chiedendo la riduzione della quota di cofinanziamento da parte dello Stato nei programmi operativi per le Regioni meno sviluppate e per quelle in transizione. Questo significa che il totale di fondi da spendere entro i termini previsti viene abbassato e dunque diventa pi probabile il raggiungimento degli obiettivi intermedi di spesa. Ma vuol dire anche un disimpegno di risorse per lo Stato intorno ai 4 miliardi e una riduzione della dimensione dei programmi.

11 ottobre 2018 (modifica il 11 ottobre 2018 | 15:39)

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