Boxe, il controverso presidente Rakhimov si dimette: la «nobile arte» salva per Tokyo 2020?


Gafur Rakhimov ha annunciato le sue dimissioni dalla presidenza della Federazione mondiale della Boxe (Aiba) dopo la reiterata minaccia da parte del Cio di escludere la «Nobile Arte» dall’Olimpiade di Tokyo 2020.

Il 68enne Rakhimov era stato eletto a novembre, nonostante il Cio avesse già avvisato che le controversie extrasportive legate all’uomo d’affari non erano gradite: «L’elezione di un noto criminale porterebbe alla sospensione della Federazione dal consesso olimpico». L’imprenditore uzbeko, dopo la caduta dell’Unione sovietica, , è diventato miliardario con una gigantesca attività di import-export con Europa, Asia e Usa procurando all’Aiba un prestito di oltre 10 milioni di euro per tamponare gli enormi debiti contratti dai suoi predecessori. Ma il ministero del Tesoro americano non ritiene virtuose le sue attività, accusandolo esplicitamente di essere il «leader di un’organizzazione criminale specializzata nella produzione di droga e in particolare nello smercio di eroina in relazione con i principali cartelli internazionali» e addirittura con la spietata Yakuza giapponese.

Venerdì il passo indietro di Rakhimov: «Il lavoro svolto nell’ultimo anno ha ridato vita ed energia all’Aiba e alla Boxe. Comunque, nonostante questi sforzi, ci sono state troppe discussioni negli ultimi mesi sul futuro della boxe olimpica. Molte di queste centrate solo sulla politica e non sullo sport. Mentre ho veramente sperato e creduto che sport e politica potessero essere separati, e che tutto il lavoro e i cambiamenti positivi indotti nell’Aiba venissero riconosciuti, le discussioni fondate sulla politica hanno rimesso in gioco i progressi compiuti».

22 marzo 2019 (modifica il 22 marzo 2019 | 17:02)

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