Boxe. Da Cassius a Muhammad Ali, in 100 foto la storia del più grande


Ci sono uomini e storie capaci di emozionare oltre il tempo, anche solo nella memoria. Uomini e storie rimasti nella Storia degli Uomini, perché dopo nulla è più stato così, e mai lo era stato prima. Uomini e storie che possono essere raccontati sui libri, o da chi ne fu testimone o, ancora, da immagini, fisse o in movimento.

Ecco, le immagini: per raccontare un uomo come Muhammad Ali e la sua storia di campione ma anche di rivoluzionario — della boxe e della cultura americana — è difficile trovare qualcosa di più efficace. Le parole possono fare fatica a stare al passo con il volto, il corpo, il cuore, la voce, lo stile, l’eleganza, il coraggio di quello che sul ring fu Il più grande, e che seppe essere immenso anche fuori dal quadrato. Ma quali immagini? Sparse per il mondo ce ne saranno centinaia di migliaia e molte di più di foto che raccontano i momenti pubblici e privati, di gioia e di dolore, di vittoria e di sconfitta di Ali, sin da quando si chiamava Cassius Clay. Giorgio Terruzzi e Marco Pastonesi, due giornalisti dotati di quel passo in più che li fa essere cronisti di sport e insieme narratori di storie, ne hanno scelte cento per la mostra che porta semplicemente il nome di Muhammad Ali e che è stata inaugurata venerdi scorso al Pan, il Palazzo delle Arti di Napoli, dove rimarrà fino al 16 giugno.

Cento foto scattate durante match passati alla storia, ma anche prima o dopo, nella solitudine dello spogliatoio o durante una conferenza stampa che per Ali era un altro momento di esibizione. Non solo boxe, però. Seguendo il percorso di una vita, ecco Ali che bacia la mamma, oppure con il biberon in mano e la figlia in braccio. Eccolo accanto a ognuna delle sue quattro mogli o mentre da un palco parla non di boxe ma di diritti dei neri.

E poi i video: lui che incontra i bambini di una scuola elementare, e scherza e li fa vincere a braccio di ferro. In una sala è stato montato un ring, e in un angolo pende dal soffitto il sacco, rigorosamente nero e di cuoio. Il centro del quadrato è trasformato in video e rimanda le immagini di un match: non importa quale, è l’enfasi del telecronista che dà il senso di che cosa erano i suoi combattimenti.

E poi le parole. Perché i due curatori della mostra sono uomini di parole e, loro sì, hanno saputo intrecciarle con le immagini per aggiungere racconto al racconto. Dell’uomo e del campione: da Cassius a Muhammad, dal rifiuto del Vietnam al carcere e alla riconquista del titolo mondiale, dal rapporto con i musulmani neri a quel suo modo di comunicare sempre sopra le righe, però mai per spacconeria. Ma ci sono anche le parole sue. Frasi diventate storiche e quel discorso che qui viene chiamato «Il dono alla memoria», in cui Ali diceva come avrebbe voluto essere ricordato: «Mi accontenterei di essere ricordato come un campione di boxe diventato un predicatore e un campione del suo popolo. E poi non mi dispiacerebbe che la gente si ricordasse di quant’ero carino».

24 marzo 2019 (modifica il 24 marzo 2019 | 22:39)

© RIPRODUZIONE RISERVATA




http://xml2.corriereobjects.it/rss/sport.xml

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *