Borse europee 2019, l’incognita urne Il ruolo di Italia e Gran Bretagna


Brexit, guerra commerciale, incertezze geopolitiche e per finire anche le elezioni europee, che si terranno a maggio. Non saranno certo calme le acque in cui dovranno navigare i mercati europei nel 2019. Almeno nella prima parte dell’anno. Un contesto difficile, che consiglia di sposare un atteggiamento prudente. Ma nel secondo semestre potrebbero arrivare delle sorprese, paradossalmente dalle piazze oggi meno «quotate» a giocare un ruolo da protagonista: Italia e Inghilterra. E il bilancio di fine anno del mercato azionario potrebbe addirittura chiudersi in positivo, in un range compreso tra il 3% e l’8 per cento.

Il quadro

«Nella discesa di questi ultimi mesi, i mercati hanno incorporato già molte delle cattive notizie del 2019 — spiega Enrico Vaccari, responsabile clientela istituzionale di Consultinvest —. Da un punto di vista dei fondamentali, le Borse europee presentano dei valori attraenti, che non si vedevano da molto tempo. Il dividend yield, per esempio, è superiore su alcune piazze al 4% ed è più che doppio rispetto al mercato americano». Anche il multiplo p/e (rapporto prezzo/utile) fa pendere l’ago della bilancia a favore del Vecchio Continente. «Ma, nonostante la correzione dai massimi del 14%, bisogna rimanere cauti — suggerisce Luigi De Bellis, coresponsabile research team di Equita —. Almeno nel primo semestre. La crescita economica sta mostrando segnali di affaticamento, come hanno evidenziato a dicembre anche gli indici Pmi europei. E poi bisogna considerare tutta una serie di rischi geopolitici, tra cui la Brexit, le guerre commerciali e le elezioni europee».

Oltre a dover fare i conti con le politiche monetarie sempre meno accomodanti. «Ormai i mercati sono completamente dipendenti dalle banche centrali — sottolinea Vaccari —. In America stanno spingendo la Fed a essere più prudente. E forse nel 2019 vedremo solo 1 o 2 rialzi dei 4 stimati. Anche in Europa, la Bce si troverà costretta ad attuare altre manovre espansive, come l’asta Ltro (finanziamenti di lungo termine alle banche ndr)».

Ma se le banche centrali dovessero mostrarsi meno accomodanti, e quindi più aggressive in termini di politica monetaria restrittiva, allora le Borse, che si attendono un atteggiamento più accomodante ne accuserebbero il contraccolpo.

Opportunità tricolori

Guardando ai fondamentali, i Paesi su cui scommettere sono paradossalmente quelli più problematici: l’Italia e l’Inghilterra. «Hanno un p/e di 10, contro il 15 della Francia e il 12 della Germania — argomenta Riccardo Ambrosetti, presidente di Ambrosetti Am Sim —. E il dividend yield è al 4,73% per il Belpaese e al 5,02% per Londra. Sono i livelli più alti tra le principali Borse europee. L’Italia, poi, da qualche giorno ha un marcia in più: l’ok di Bruxelles alla manovra. Nell’ultimo mese abbiamo assistito a un vero e proprio braccio di ferro politico e la pace raggiunta rappresenta un buon segnale. Un’Italia che da qui in avanti assicura di non fare stranezze nei confronti dell’euro e dell’Europa potrebbe rappresentare una scommessa vincente».

In particolare, secondo De Bellis di Equita, i titoli che oggi nella Penisola trattano maggiormente a sconto rispetto ai livelli storici sono le banche (nel 2018 sono state le più penalizzate; l’indice settoriale europeo Eurostoxx Bank sta perdendo da inizio anno il 26%): «Al momento, noi preferiamo mantenere ancora un atteggiamento neutrale. Al tempo stesso, però, in questa fase potrebbe valer la pena sovrappesare istituti di credito dai fondamentali solidi, come Mediobanca e Unicredit, oppure aziende con profili difensivi e solidi come Enel». Altra scommessa vincente potrebbe essere l’Inghilterra, «ma solo se la Brexit sarà molto soft, cosa che alcuni analisti politici non escludono più», puntualizza Ambrosetti. Per il resto, eccezion fatta per la Germania (ha un p/e di 12 e un dividend yield al 3,65%), gli esperti non vedono al momento altre opportunità interessanti. I risparmiatori con un profilo di rischio più elevato potrebbero azzardare qualche puntata sul mercato obbligazionario della Grecia, «ma in un contesto di rallentamento economico converrebbe evitare le aree periferiche dell’Europa, che sono più rischiose. Meglio concentrarsi sui titoli dai buoni fondamentali e sulle Borse più importanti», conclude Vaccari.

30 dicembre 2018 (modifica il 30 dicembre 2018 | 13:05)

© RIPRODUZIONE RISERVATA




http://xml2.corriereobjects.it/rss/economia.xml

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *