Boone (Ocse) «L’Europa sta rallentando. Italia e Francia si parlino: hanno gli stessi interessi»


Laurence Boone fa parte di una generazione di donne oggi pi giovani di tanti loro colleghi che, malgrado ci, si trovano ai vertici delle istituzioni internazionali. Da qualche mese capoeconomista dell’Ocse, il club di Parigi che riunisce le prime 34 economie avanzate. In precedenza, era stata consigliera dell’Eliseo sotto Franois Hollande.

L’economia internazionale ed europea stanno rallentando?

Le forze anti-sistema, da Brexit ai Gilet gialli, generano un problema di fiducia?

Non lo si pu misurare oggi. Ci si pu solo chiedere se questa debolezza economica sia solo passeggera o se ci sia qualcos’altro. Ma queste incertezze hanno implicazioni per la politica economica. Non sappiamo bene come evolver, ma ci sono rischi che pesano sulla fiducia e la crescita degli investimenti.

Ha senso coordinarsi in area euro per favorire un rilancio?

Non ora, perch l’area comunque cresce: dell’1,8% quest’anno e dell’1,6% nel 2020, secondo le nostre previsioni di novembre. Non preoccupante, per ora. La zona euro ha creato nove milioni di posti e la disoccupazione continua a scendere. Ma se vedessimo un ulteriore rallentamento, se fosse pi forte del previsto, allora bisognerebbe coordinare le politiche di bilancio per dare sostegno. Lo spazio della politica monetaria molto limitato, ha gi fatto tanto. Se invece si riuscisse a coordinarsi bene, ciascun Paese dovrebbe spendere meno e si potrebbe calibrare il tutto in base allo spazio dei vari governi.

L’Italia sembra in recessione. Colpa del rallentamento europeo o di problemi interni?

La delusione che possiamo avere sulle previsioni per l’Italia viene da vari ingredienti. Hanno pesato le tensioni commerciali: l’Italia ha molte imprese che esportano tanto, eccellenti in questo. Detto ci, c’ stata l’incertezza che ha prevalso sulla politica di bilancio e l’aumento dello spread. Non molto forte, non ai livelli del 2011-2012, ma significativa proprio mentre il credito stava ripartendo bene.

Perch lo spread avrebbe fatto danni?

Uno spread pi alto fa salire il costo del credito e potrebbe avere un impatto sugli investimenti, che sono gi in ritardo a causa della complessit delle regole e dei tempi della giustizia. L’incertezza sulla politica economica mette gli investitori in attesa.

Il governo ha lanciato misure di sostegno alla domanda. Scelta corretta?

Credo che l’Italia abbia bisogno prima di tutto di una riforma dal lato dell’offerta, per far crescere la produttivit. Ma c’ anche necessit di sostenere i pi poveri e coloro che soffrono di pi delle diseguaglianze di opportunit. Se bisogna usare il bilancio, va mirato a coloro che sono pi in basso nella scala dei redditi. Allo stesso tempo vanno rinforzati gli incentivi all’occupazione, per far salire la partecipazione al lavoro e aumentare gli investimenti produttivi.

L’istruzione, il digitale, le infrastrutture, soprattutto nelle regioni meridionali. Fra il Nord e il Sud dell’Italia in queste aree gli scarti sono davvero grandi.

Lei francese e fra il suo Paese e l’Italia ci sono tensioni evidenti. Possono nuocere all’economia?

Dopo la crisi, fino al 2012 abbiamo fatto uno sforzo notevole per consolidare e rafforzare l’area euro. vero che da anni fatichiamo a finire questi lavori, perch non tutti i Paesi hanno le stesse idee su ci che serve e la sequenza della cose da fare. Mi pare una debolezza dell’unione monetaria che va superata. Bisogna completare ci che avevamo lanciato sull’Unione bancaria, sul bilancio dell’area euro o su un sistema di assicurazione contro la disoccupazione.

Eppure c’ questo duello di parole fra Roma e Parigi, anche se sulle questioni dell’euro i due Paesi sarebbero piuttosto convergenti.

Gli interessi di tutti i Paesi dell’euro lo sono.

Non sempre tutti li percepiscono cos…

In effetti su ci che serve per consolidare la zona euro fra i nostri due Paesi ci sono state molte convergenze per quarant’anni. S, credo proprio che sui fondamentali economici e su ci che va fatto per rafforzare l’euro i nostri due Paesi hanno avuto convergenze per molto tempo.

26 gennaio 2019 (modifica il 26 gennaio 2019 | 22:23)

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