Big tech, in cinque anni «risparmiati» 71 miliardi di tasse


Sono 21 su 397, eppure i giganti mondiali del websoft (big come Microsoft, Google, Amazon e Facebook per intenderci) pesano da soli nell’aggregato delle multinazionali il 5% per giro d’affari, l’8,1% per utili (il 12,2% includendo anche Apple, per oltre il 50% hardware) mentre la quota sale a quasi il 20% per capitalizzazione di Borsa. Internet, dati ecommerce e social network stanno cambiando il mondo dell’economia e lo si vede in cifre nella 23esima edizione dell’indagine sulle multinazionali di R&S Mediobanca.

Ogni giorno ciascuna big del websoft fa in media 10 milioni di profitti netti (Apple è la superstar: 110 milioni) però, più delle altre big corporate, hanno finora «ottimizzato» il carico fiscale: due terzi dell’utile è stato tassato in paesi a fiscalità agevolata (come Irlanda, Lussemburgo, Olanda e altri) con un “risparmio” d’imposte che nel 2017 è stato di 12,1 miliardi e nel quinquennio 2013-2017 ha raggiunto un totale di 48 miliardi. Se, anche in questo caso, si comprende Apple i miliardi salgono a 71. Non è una prerogativa delle websoft ma in questo settore i risultati sono “migliori” perché la tracciabilità di fatturato e profitti è più difficile. Il regime fiscale cambierà quest’anno con aliquote ridotte dal 35% al 21% dalla riforma Trump e il «condono» concesso a chi ha riportato utili in America negli ultimi mesi del 2017 ha fatto incassare al fisco Usa dalle big tech 18 miliardi una tantum.

Dall’indagine emerge che le 21 websoft fra il 2013 e il 2017 hanno aumentato il fatturato del 123% a 626 miliardi. e nel primo semestre 2018 l’incremento è stato del 27%. Ai primi posti ci sono i giganti Usa Amazon, Alphabet (cioè Google) e Microsoft, che da soli realizzano metà dei ricavi aggregati del settore. Ma a crescere di più sono le new entry cinesi come Vipshop e Jd.com, il cui giro d’affari è aumentato in media nel periodo 2013-2017 di oltre il 50%. Nei cinque anni i profitti sono saliti del 13% l’anno portandosi nel 2017 a 80 miliardi, e gli occupati sono più che raddoppiati grazie soprattutto a massicce acquisizioni: il settore ha 1,6 milioni di dipendenti (le 397 più grandi multinazionali occupano 34 milioni di persone), di cui 7.700 in Italia. Le 21 websoft, che dispongono di liquidità per 425 miliardi (in proporzione più delle banche), metà investiti in titoli a breve termine, sono infine campioni di Borsa: le quotazioni sono salite del 25% l’anno e a fine 2017 valgono 3.623 miliardi, più del Pil tedesco. Per il primato c’è un testa a testa fra Apple e Microsoft che in questi giorni si superano a vicenda sopra quota 850 miliardi di dollari.

30 novembre 2018 (modifica il 30 novembre 2018 | 10:54)

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