Bianca Maria Farina: «Asse con lo Stato su infrastrutture e grandi rischi. Conviene a tutti»


Un Paese pi protetto si sviluppa di pi. Imprese e cittadini possono investire con maggiore convinzione in progetti virtuosi a medio e lungo termine se coprono i rischi che fronteggiano. perci necessario che pubblico e privato collaborino perch venga estesa il pi possibile l’accessibilit a tutte le garanzie, si pensi per esempio a quelle su rischi catastrofali o per la tutela della salute. Maria Bianca Farina stata confermata nei giorni scorsi alla presidenza dell’Ania, l’Associazione che rappresenta le compagnie di assicurazioni. E si presenta al suo secondo mandato con idee che sottolineano la rilevanza crescente del settore nel mondo che cambia e che presenta rischi nuovi o crescenti causati dall’evoluzione tecnologica, dal cambiamento climatico, dall’invecchiamento della popolazione e dalla inevitabile contrazione del welfare di Stato.

Cominciamo dalla possibile collaborazione sui rischi come terremoti o inondazioni.

Da anni diciamo che siamo rimasti l’unico Paese fra quelli sviluppati a non avere un sistema di gestione ex ante dei fenomeni catastrofali con un focus sulla prevenzione. Tale sistema appare poco attuale e sostenibile se affidato solo al pubblico e richiede un forte coinvolgimento anche del settore privato.

Ce ne sono vari. Da una copertura assicurativa totalmente volontaria a una obbligatoria o semi obbligatoria, come in Francia dove alla polizza incendio collegata automaticamente quella sui rischi come alluvione o terremoto. Dipende anche dalla sensibilit che i cittadini dimostrano verso queste coperture.

Il nostro Paese fra quelli pi esposti e fragili di fronte alle calamit naturali. l’Ania sta lavorando su questo tema partendo dalla prevenzione. Per esempio abbiamo finanziato un progetto che studia se la presenza di certi minerali nei terreni pu aumentare la predittivit dei terremoti e abbiamo pubblicato una mappa dei territori pi “rischiosi”.

Un’indagine svolta per noi da Gfk dice che il 78% delle abitazioni esposto a rischi catastrofali in modo medio e medio alto, mentre quelle assicurate non superano il 2-3%. ovvio che se sottoscrive la polizza solo chi pi esposto il prezzo elevato e pu diventare non accessibile a molti. Perci l’accessibilit delle garanzie a una platea molto pi ampia permetter sia di aumentare il grado di protezione dei cittadini (con beneficio per lo sviluppo del Paese) sia di mutualizzare il pi possibile il rischio per contenere i premi.

Come? Con l’obbligatoriet?

Certo che per rendere accessibili queste coperture necessario si assicuri larga parte dei cittadini.

Avete calcolato quanto potrebbero costare le polizze alle famiglie?

In caso di assicurazione estesa al massimo possibile, il premio non dovrebbe superare in media i 100 euro l’anno. E conti i vantaggi di un altro tipo di prevenzione: quando la compagnia visita una casa per assicurarla deve verificare che tutto sia a posto e non ci siano abusivismi….

Ma il valore delle case cambia fra citt e campagna, fra Nord e Sud.

Si parla per di una garanzia che copre la riparazione dei danni o la ricostruzione. E i costi in questo caso sono pi omogenei.

Come pu intervenire lo Stato?

Con incentivi o obblighi o in altri modi. Tenga conto che in assenza di coperture assicurative lo Stato agisce in emergenza e i costi sono finanziati con la fiscalit generale. Costi che la protezione civile indica in 7 miliardi l’anno circa e sono crescenti dato che i fenomeni sono pi frequenti e severi.

Restando agli obblighi si parlato di interventi pubblici sulla Rc auto.

Non sappiamo nulla di pi di quanto riportato dai giornali. Le compagnie oggi non guadagnano su queste polizze, anzi. Noi stiamo lavorando a una proposta che, anche in questo caso, prevede una collaborazione pubblico-privato. Si tratta di attenuare nel calcolo dei premi, l’incidenza della componente relativa al territorio e aumentare il “peso” del comportamento alla guida, premiando i pi virtuosi. Per procedere in tal senso abbiamo per bisogno di accedere alle banche dati che ci consentono di dire chi si comporta meglio quando conduce un mezzo. Possiamo lavorare tutti insieme per arrivare a un sistema di tariffazione Rc auto che non comprometta l’attuale e che deve tenere conto della differente sinistrosit degli assicurati soprattutto determinata dal territorio, il pi importante fattore di rischio. Ancora pi efficace risulterebbe impegnarsi tutti affinch i prezzi in generale diminuiscano. A tal fine va messa in evidenza la persistenza delle frodi contro le quali l’Ania e le compagnie attuano importanti politiche di contrasto. Intervenire sul miglioramento di viabilit e infrastrutture stradali aiuterebbero non poco. C’ anche molto da fare sul tema della legalit.

Lei ha parlato di recente anche di una collaborazione con lo Stato sulle infrastrutture.

Le assicurazioni sono un investitore istituzionale molto rilevante per il Paese con circa 850 miliardi, pari al 50% del Pil. Hanno una responsabilit importante nei confronti degli italiani che hanno affidato loro oltre 700 miliardi di risparmi. Il settore assicurativo ha in portafoglio oltre il 15% dello stock di titoli di Stato emessi dal nostro Paese, per un totale di 315 miliardi. Siamo quindi uno dei principali sostenitori del debito pubblico e abbiamo acquistato Btp anche nei momenti pi difficili. Il nuovo contesto di mercato e la riduzione strutturale dei tassi di interesse richiede oggi alle assicurazioni la ricerca di investimenti con nuove fonti di rendimento. Abbiamo perci pensato a un’iniziativa sulle infrastrutture, un settore in cui l’Italia ha bisogno di investimenti importanti. Promuoveremo la creazione di una nuova pipeline di progetti infrastrutturali alla base dello sviluppo del Paese, in linea con il profilo di rischio e rendimento tipico di un assicuratore e nel rispetto della normativa di settore (la Solvency).

Con quali cifre? Pi vicine a 100 milioni o a un miliardo?

Certamente pi vicine a un miliardo. Ma una partenza prudente, un primo passo a cui ne seguiranno altri. Vogliamo dare una spinta al Paese. Abbiamo deciso di costituire un fondo e stiamo cercando un gestore a cui affidare le risorse, non vogliamo creare noi una sgr.

Il settore assicurativo non teme l’arrivo di Amazon & co.?

Il nostro mestiere complesso: sono necessarie competenze e il settore molto regolamentato. I giganti digitali ancora non sono entrati ma potrebbero farlo. Per dovranno acquisire know how e sottostare alle regole. Diventeranno perci concorrenti come altri.

Per le polizze semplici sono ormai commodities.

Per il settore assicurativo la strada vincente non limitarsi a versare risarcimenti, ma offrire servizi semplici, trasparenti, facilmente accessibili. Le assicurazioni dovranno innovare profondamente il modello di business, rendendolo pi agile, flessibile e vicino alle mutate esigenze di clienti e contesto di riferimento. La trasformazione dovr avvenire sviluppando ecosistemi di nuovi servizi e attivit in grado di evolvere in modo sostanziale le fasi della catena del valore tradizionale.

L’associazione ha un laboratorio di innovazione. Stiamo per esempio lavorando sui bisogni assicurativi creati dalla nuova mobilit, come il car sharing. Non necessariamente le compagnie dovranno noleggiare le auto, ma dovranno sapere come e cosa assicurare.

E per l’auto a guida autonoma?

Penso ci vorr ancora un po’ di tempo ma dobbiamo prepararci fin da ora. Si dovranno assicurare le aziende di software, i costruttori di auto. Le compagnie non arriveranno impreparate: da sempre insorgono rischi inediti e si studiano le relative coperture. il nostro mestiere. Sto parlando di polizze auto e di quelle che assistono i nuovi bisogni, dal benessere in generale alle malattie croniche, dove il welfare pubblico non pu fare molto. La nostra industria pu fare la differenza, sostenendo l’economia, liberando risorse con l’offerta di opportune coperture: pensi a quanti soldi ci sono nei conti correnti che non vengono investiti per il timore che accada qualcosa. Aumentiamo la protezione e cresceremo di pi.

19 novembre 2018 (modifica il 19 novembre 2018 | 11:33)

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