Bernardeschi, la sua notte da campione che fa felice Max e Mancini


Una notte da fuoriclasse. Ronaldo distrugge l’Atletico, Allegri strega il Cholo Simeone, ma nella Juventus pi bella della stagione brilla la stella di Federico Bernardeschi. Una partita perfetta quella del numero 33. Il migliore per applicazione, ferocia, intelligenza tattica, personalit. Allegri lo ha preferito a Dybala e il ragazzo di Carrara lo ha ripagato restando novanta minuti dentro il gioco. Suo l’assist per l’1-0 di Cristiano, suo l’affondo che genera il rigore della rimontona. Nel mezzo tocchi morbidi, scatti rabbiosi e cambi di passo, sovrapponendosi a Cancelo e facendo venire il mal di testa a Lemar, che Simeone nel secondo tempo ha sostituito per disperazione.

Ma tutto l’Atletico non sapeva come prendere questo ragazzo diventato uomo. Un giocatore completo. Allegri lo ha aspettato e ora se lo gode. Mancini pu pensare di insistere con il tridentino leggero, che ha contribuito a riaccendere la passione per la Nazionale. Di sicuro sono contenti entrambi gli allenatori. Max e Mancio sperano che Bernardeschi non si fermi, perch adesso la Juve torna a essere favorita per la Champions e l’Italia comincia il cammino nel girone di qualificazione a Euro 2020.


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Allegri lo sapeva


Federico si fatto da solo, la sua stata una lunga rincorsa controvento, cominciata a nove anni nei pulcini della Fiorentina, su e gi ogni giorno da Carrara grazie a mamma e pap, marmista alla cava. Una vita dura. Ma il ragazzino tenace non ha mai mollato. La svolta quando la Fiorentina lo ha spedito in serie B a Crotone. Prandelli, a sorpresa, in quella stagione lo ha chiamato a uno stage azzurro perch ne avevo intuito il talento e le enormi potenzialit.

Paulo Sousa ne ha fatto un titolare e lui a Firenze, senza paura, ha scelto la dieci che era stata di Montuori e De Sisti, Antognoni e Baggio, Rui Costa e Mutu. Senza paura. E senza paura ha scelto di andarsene per la Juve che il centro del suo mirino, non una tappa, ma l’obiettivo. Non vuole espatriare, ma prendersi la scena. E ha cominciato a farlo.

Nello spogliatoio del Wanda, quando la squadra era in ginocchio e la qualificazione appesa a un filo, stato lui,insieme al capitano Chiellini, a prendere la parola, a scuotere il gruppo, a ricordare il motto della casa: provarci sino alla fine. Se oggi la Juve dovesse giocare la finale al Wanda Metropolitano, Bernardeschi sarebbe titolare, pi di Dybala. Oscurare Paulo non era n facile, n probabile. Fede ci riuscito. La sua una lunga rincorsa, ma la sensazione che l’intricato ottavo di Champions possa rappresentare una consacrazione. Un incrocio con il destino. Da marted notte niente sar come prima. Nella Juve, dove lo ha voluto Buffon e conta sui consigli di Chiellini, nata una stella.

13 marzo 2019 (modifica il 13 marzo 2019 | 22:46)

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