Battaglia sui salvataggi. Vestager: «Risoluzione decisa da Bankitalia» Patuelli (Abi): «il Commissario si dimetta»


Nuovo sale su ferite ancora aperte. É questo l’effetto della sentenza del Tribunale dell’Unione europea che accogliendo i ricorsi italiani (anche della Banca d’Italia) ha annullato una decisione della Commissione europea risalente a oltre quattro anni fa in merito al salvataggio di Banca Tercas (la Cassa di risparmio di Teramo). Una decisione che impedendo l’utilizzao del Fondo interbancario di garanzia (Fitd) nel salvataggio di Tercas ha di fatto aperto le porte alla soluzione del «bail-in», il costosissimo salvataggio interno che ha portato alla risoluzione di Banca Etruria, CariChieti, Cari Ferrara e Banca Marche nel novembre 2015 . Operazione costata agli azionisti una somma complessiva superiore ai 3 miliardi di euro e ai possessori di bond subordinati un danno di oltre 2 miliardi, senza contare l’effetto indiretto di destabilizzazione del sistema bancario e in ultima analisi di quello politico.

La sentenza

Il Tribunale dell’Unione europea ha stabilito che un intervento autonomo del Fondo Interbancario di Tutela dei Depositi (Fitd) non può essere considerato «aiuto di Stato». Un precedente, secondo l’Associazione bancaria italiana, a fronte del quale Bruxelles dovrebbe risarcire i risparmiatori e gli istituti di credito danneggiati da un pronunciamento simile: per l’appunto quello che ha portato alla risoluzione di Banca Etruria, CariChieti, CariFerrara e Banca Marche. Il fatto oggetto della sentenza riguarda la decisione presa nel 2014 dal Fitd, dopo aver verificato la convenienza economica dell’intervento, di coprire il deficit patrimoniale di Tercas e concedergli determinate garanzie. Questo in seguito alla manifestazione di interesse presentata l’anno precedente dalla Popolare di Bari, che si era fatta avanti per la sottoscrizione di un aumento di capitale della banca abruzzese — in amministrazione straordinaria dal 2012 — a patto che il fondo stesso coprisse il deficit patrimoniale dell’istituto e realizzasse una revisione dei suoi conti. L’operazione era finita sotto la lente della Commissione Ue, che al termine una indagine approfondita era giunta nel dicembre 2015 alla conclusione che l’operazione si sarebbe configurata come un aiuto di Stato.

Teoria smontata dal Tribunale dell’Unione europea, che motiva la sentenza osservando come il Fitd — consorzio al quale devono aderire tutti gli istituti italiani che hanno scelto la forma della società per azioni — abbia agito in modo autonomo al momento dell’intervento, quindi senza influenza o controllo effettivo da parte delle autorità pubbliche. E, per di più, che lo abbia fatto utilizzando fondi non pubblici, dal momento che questi provenivano dalle stesse banche aderenti.

Richiesta di dimissioni

«Quell’intervento era totalmente legittimo e ora il Tribunale europeo lo dimostra», hanno commentato a stretto giro il presidente dell’Abi, Antonio Patuelli, e il direttore generale Giovanni Sabatini, aggiungendo che «così erano pure legittimi gli interventi pensati dal Fondo Interbancario di Tutela dei Depositi per le «quattro banche», predisposti innanzitutto per la Cassa di Risparmio di Ferrara, ma bloccati dalla Commissione europea in modo illegittimo, come ora evidenziato dal Tribunale Ue». Secondo Patuelli, la commissaria Ue alla Concorrenza, Margrethe Vestager, «farebbe bene a dimettersi». Infine la Popolare di Bari parla di «viva soddisfazione» per la sentenza e si dichiara pronta a «eventuali azioni di rivalsa e di richiesta di risarcimenti» all’Ue. Antonio Patuelli ha poi precisato che «le decisioni della Commissione europea sulla gestione delle crisi bancarie in Italia sono un fatto che ha prodotto danni visibili e conteggiabili per i risparmiatori e ha inciso sulla fiducia verso il mercato finanziario bancario, con costi assolutamente incalcolabili». Patuelli ha sottolineato che «anche gli andamenti dei titoli bancari, in una crisi che si è aggravata per le decisioni della signora Vestager, non possono essere trascurati». E ha concluso: «Noi non abbiamo mai chiesto le dimissioni di alcuno, mai. Se sollecito una presa di coscienza e di autocritica da parte della molto baldanzosa signora Vestager non dipende da una valutazione preconcetta, ma dalla sentenza di ieri che è rivoluzionaria».

La risposta di Vestager

«Non abbiamo preso una decisione perché si tratta di una cosa recente e dovremo analizzare più in profondità», ha risposto in conferenza stampa la commissaria europea per la Concorrenza, Margrethe Vestager, in merito alla possibilità che la Commissione europea faccia appello rispetto alla decisione del Tribunale dell’Unione europea, che ha stabilito come l’intervento del Fitd su Tercas non sia stato un aiuto di Stato. «Dovremo tornarci», ha comunque evidenziato la politica danese. In merito al precedente rappresentato da Tercas rispetto alla questione delle cosiddette «quattro banche», Vestager ha invece sottolineato che «non è stata una decisione nostra a mandarle in risoluzione nel 2015, è stata una decisione della banca centrale italiana».

La posizione dei consumatori

«Lungi da noi difendere la Vestager, ma la scelta di risolvere le quattro banche e non utilizzare il Fondo interbancario di Tutela dei depositi (Fitd) è stata italiana. È il Governo Renzi che non ha avuto il coraggio di andare fino in fondo», ha affermato Massimiliano Dona, presidente dell’Unione Nazionale Consumatori commentando le parole del presidente Abi, Antonio Patuelli. «Non scarichiamo solo sulla Vestager scelte e colpe italiane, autoassolvendoci» aggiunge Dona. «Nella famosa lettera della Vestager del 15 novembre 2015 – ricorda Dona – certo ambigua e sfuggente, era comunque scritto: «Se d’altro canto l’uso del fondo di tutela dei depositi non fosse considerato aiuto di stato, ma invece un puro intervento privato, questo non attiverebbe la risoluzione in base alla direttiva Brrd». «Insomma — conclude Dona — andava forzata la valutazione e bisognava giungere alla conclusione se l’uso del fondo di tutela era o meno aiuto di Stato, ma nessuno ha avuto il coraggio di rendere quella valutazione esplicita, in un senso o nell’altro».


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