Basta incubi e lacrime a San Siro L’Italia un anno dopo può ripartire


Il momento pi brutto della mia giovane carriera stato quando la Svezia ci ha sbattuti fuori dal Mondiale, ammette candidamente Donnarumma ai microfoni di Rai Sport. Non l’uscita sbagliata che costata al Milan l’ultimo derby. Ma una partita in cui Gigio ha sofferto e tifato dalla panchina. Domani sera invece toccher a lui, diventato in fretta l’erede di Buffon nella Nazionale che, nello stesso stadio del dolore, a un anno di distanza vuole provare a ricominciare.

Non sono giorni facili dentro il ritiro di Coverciano tra chi prova a guardare avanti e chi finisce per voltarsi indietro assalito dai ricordi brutti. L’Italia da allora ha cambiato pelle, ma sino a un certo punto. Della squadra venturiana, che non ha sfondato il muro nordico, quattro saranno titolari domani contro il Portogallo: Florenzi e Bonucci, Chiellini e Jorginho. Diventeranno cinque se Mancini risolver il ballottaggio del centravanti a favore di Immobile su cui grava l’ombra di Berardi falso nove.

Tornare sul luogo del delitto, dentro uno stadio pieno oggi come allora, una specie di corso di sopravvivenza per scacciare gli incubi: Florenzi, uno degli ultimi a arrendersi, che si dannava; Bonucci e Chiellini attaccanti aggiunti nell’assalto finale, Jorginho che provava a non perdere la bussola e Immobile con i sensi di colpa per gli errori sotto porta. E poi quelli che domani sera giocheranno e con la Svezia erano in panchina: Donnarumma, appunto e Insigne, riserve allora, punti di riferimento oggi di una Nazionale parecchio pi giovane, con un’et media intorno ai ventisei anni.

Difficile considerare questa partita una rivincita dell’altra. Ma tutti vogliono recuperare il tempo perduto. Domani notte l’Italia potrebbe chiudere il cerchio di un anno disgraziato. Capiremo se lo squillo in Polonia stato un abbaglio o se abbiamo imboccato la strada giusta. I tifosi hanno fiducia. Milano ha risposto in pieno con 68.500 biglietti gi venduti e la quasi certezza di abbattere il muro dei settantamila. Ora dovranno farlo gli azzurri. Mancini ne sicuro. In Portogallo abbiamo perso schierando una squadra molto giovane, a San Siro puntiamo a vincere giocando una grande partita d’attacco per ringraziare chi ha scelto di venire per incoraggiarci.

C’ un lavoro non solo tecnico, per recuperare il feeling con la gente. Vincere contro i fratellini di Ronaldo avrebbe un significato importante, al di l della qualificazione alle Final Four della Nations League che resterebbe appesa all’esito della sfida tra i campioni d’Europa e la Polonia. Sarebbe il primo successo con una top ten (il Portogallo settimo nel ranking Fifa) in partite ufficiali dai tempi di Conte all’Europeo 2016 con la Spagna. San Siro un fortino in cui non abbiamo mai perso. una partita che vale pi di quanto sembra. L’occasione giusta per provarci, per ripartire, per rialzare la testa. E tornare a essere l’Italia.

15 novembre 2018 (modifica il 15 novembre 2018 | 22:38)

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