Basket: Cue3 il robot cestista che fa canestro a ripetizione


Hanno pensato innanzitutto a dargli una precisione al tiro degna dei migliori «cecchini da Nba». Solo dopo penseranno a dargli una tecnica di movimento, un atletismo, degno di tanta precisione. Ma in fondo, parlando di avviamento al basket di altissimo livello, dov’è la novità? Forse che oggi non si impostano così i super-campioni nelle Università più (cestisticamente) qualificate del mondo? La vera novella (anche un po’ inquietante, se ci si pensa) è che la guardia-tiratrice in questione – il potenziale «spacca-partite» di cui si parla – non è un uomo ma una macchina; ha un nome da bombardiere della Seconda Guerra Mondiale, è alto 1,85 (senza base; 2,07 mt con quella), sembianze vagamente umane ed è «piantato giù» al parquet come un trumò di fine ‘800. Solo che quando tira…

Lui si chiama «Cue» ed è già alla sua terza versione («Cue3»). È stato concepito (in laboratorio ma non in provetta) dagli scienziati della casa automobilista Toyota e… Non corre, non effettua movimenti laterali, tanto meno salta o difende. Tira e basta. Ma lo fa con una cadenza di successo «alla Gervin» o «alla Oscar Schmidt», se si preferisce. In rete da qualche giorno girano video dove questo robot-cecchino tira a ripetizione infilando un 5 su 8 «prestige» da oltre l’arco. Il suo segreto? Il «signorino dalla mano calda» usa i sensori sul proprio torso per valutare la posizione del canestro in una rappresentazione 3D, contemporaneamente coordina il movimento dei motori alle braccia e alle ginocchia, poi si flette ed effettua un tiro da tre che… Raramente sbaglia bersaglio. Poche, pochissime «padelle» insomma; e tanti (potenziali) punti.

La prova pochi giorni fa a Fuchu, vicino Tokyo. In quell’occasione Cue3 ha centrato il cesto cinque volte su otto. Sotto gli occhi (sconcertati) dei giocatori della società ospitante – l’Alvark Tokio -; e quelli (delusi) degli ingegneri Toyota. Sì, perché i geni-Japo inventori del «mekka-tiratore» hanno ammesso che, abitualmente, Cue3 «la mette» con una frequenza più alta. Ma non è tutto: pare che il nonno di «Cue3» – «Cue» tout court – prima generazione di «bombaroli della palla a spicchi» garantisse percentuali di realizzazione addirittura più alte. Ma solo dalla lunetta, dove aveva già surclassato due «pro» dell’Alvark.

Il futuro? Avremo davvero fra qualche decennio squadre di «mekka-cestisti» che se la giocano al posto nostro (o dei nostri beniamini in carne e ossa)? Andiamoci piano. Uno dei «paparini» della famiglia-Cue, Tomohiro Nomi – ingegnere genio della robotica – ha già previsto che, con la proiezione degli attuali progressi tecnologici, forse fra un paio di decenni queste macchine (che già tirano alla grande) saranno in grado anche di muoversi come giocatori veri. Da lì il passo alle «mekka-squadre» sarà in breve possibile. E tanti saluti agli show (così tanto umani) dei vari Barkley, Shaq; Jordan, Lebron, Kobe e via sognando…

L’obiettivo della multinazionale automobilistica comunque non è quella di creare giocatori di basket meccanici. Ma semplicemente di lasciare libero sfogo all’inventiva dei propri genio-ingegneri. Tutta gente che vede il mondo da prospettive che a noi sfuggono e che – giocando a creare «mekka-atleti» – pare sviluppino e amplifichino la propria creatività. «Spaventando» tutti gli amanti di un basket, dove l’errore possibile resterà sempre la variabile più affascinante.

8 aprile 2019 (modifica il 8 aprile 2019 | 16:21)

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