Banche e salvataggi, perché la decisione del tribunale Ue sul fondo interbancario è una vittoria di Bankitalia


Il Tribunale europeo ha deciso che l’intervento del Fondo interbancario nel salvataggio della Tercas (la cassa di risparmio di Teramo) non fu aiuto di Stato. Una decisione che mette in una luce tutta diversa le vicende bancarie italiane dal 2014 a oggi. E che se confrontato con quanto sta avvenendo in queste settimane in Germania con la fusione tra Deutsche Bank e Commerz, ci fa capire quanto la politica nel nostro paese, tutta, abbia preferito da un lato cavalcare gli scandali bancari, dall’altro uno scontro con l’Europa utile forse al consenso, di sicuro dannoso per il bene pubblico e della collettività. Il ricorso è stato avanzato in sede europea con il sostegno di quella Banca d’Italia che in questi anni è stata messa a torto, ormai in modo sempre più evidente, sotto accusa dai governi di qualsiasi colore. E solo perché, come conferma anche questa sentenza, si è comportata da autorità indipendente avendo come unico scopo quello della salvaguardia della stabilità del sistema bancario in difesa. In definitiva quindi difendendo gli interessi di risparmiatori e correntisti.

Se l’Italia avesse fatto valere le sue ragioni, se ci fossimo comportati come sistema e non come i pierini dell’Europa all’epoca, se l’opposizione avesse badato agli interessi dei cittadini e non ad attaccare governo e authority solo per guadagnare qualche voto in più, la storia di salvataggi, scandali e conseguenti danni per i risparmiatori sarebbe stata ben diversa. Da quell’intervento oggi giudicato lecito ma che la Commissione europea bocciò come aiuto di Stato, discese la messa in risoluzione delle popolari e casse di risparmio. A un Paese dalla memoria molto corta basterà ricordare i nomi delle banche coinvolte, si trattava di Banca Marche, Banca popolare dell’Etruria, CariChieti e CariFerrara.

Quanti risparmiatori e cittadini hanno pagato perdendo denaro e investimenti a seguito di quell’operazione? Quanti scandali veri e presunti avrebbero potuto essere portati alla luce senza per questo danneggiare l’intero settore bancario e perciò l’economia?. In quegli anni l’intero comparto del credito italiano fu oggetto di vendite in Borsa, perdita di reputazione. Danni difficilmente misurabili che hanno gettato discredito sul sistema Paese. E tutto per una malcelata volontà di sparare sull’avversario chiunque esso fosse. Il governo Renzi o l’opposizione dei 5 stelle e della Lega. La lezione servirà? C’è da sperarlo.

La Germania che è stata capace di far arrivare al suo sistema bancario qualcosa come 270 miliardi di euro in questi anni (contro i 30-40 dell’Italia), ora si appresta a un’operazione di fusione tra Commerz (che vede la presenza al 20% diretta della parte pubblica tedesca) e la privata Deutsche Bank. Di fatto un’operazione di Stato, senza che questo provochi la benché minima reazione. Se non quella del capo della vigilanza della Bce, Andrea Enria, che si è detto contrario alla creazione di campioni nazionali. E tutto questo in una Germania dove non è stata condotta l’operazione di ristrutturazione e consolidamento che in Italia è iniziata ben prima della crisi e sta continuando.

Come veniva ricordato ci sono ancora ben 385 casse di risparmio e 875 cooperative su territorio tedesco. Nonostante questo non si nota quell’agitazione in Europa che ha attorniato invece il lungo, e per certi versi felice, percorso di risanamento intrapreso dal sistema del credito italiano. Abbiamo sempre considerato l’Unione europea più che come un’opportunità come un fardello. Adottando negli ultimi anni un atteggiamento inutilmente e pubblicamente rivendicativo, invece di usare le istituzioni europee come mezzo per potere guadagnare competitività e, perché no, assistenza. Chissà se questa sentenza che rimette in ordine competenze e restituisce reputazione a istituzioni del nostro Paese come la Banca d’Italia, potrà ricondurre il dibattito pubblico su temi così delicati nell’alveo della concretezza e non della polemica. E non di facili quanto fallaci slogan.


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