Australian Open: Djokovic-Nadal, la nuova storia infinita del tennis che non cambia


Domenica fa cinquantatré. 53 volte che un serbo tenace affronta uno spagnolo coriaceo, 53 volte di Djokovic-Nadal. Benché Rafa individui in uno svizzero (con buoni motivi) il rivale per eccellenza, sono i due lati scaleni della triangolazione Federer-Nadal-Djokovic ad aver prodotto, dal giugno 2006 (Roland Garros, vittoria del niño nei quarti per ritiro) a oggi, la rivalità più lunga della storia del tennis. Ventiseiesima sfida sul duro: Djokovic conduce 18-7. 15ª in uno Slam: Nadal è avanti 9-5. Ottava in una finale Major: Nadal guida 4-3. Seconda in finale all’Australian Open e la prima ce la ricordiamo tutti: Melbourne 2012, quando al Djoker servirono cinque ore e 53 minuti di corpo a corpo rovente per domare il satanasso di Manacor.

Archiviato Pouille in semifinale con la facilità con cui Nadal ha annichilito il dio greco Tsitsipas, Djokovic rilancia con il suo miglior nemico il gioco a chi risorge meglio dalle ceneri. Un anno fa, di questi tempi, Nole era sdraiato in infermeria, stretto tra l’orribile sconfitta con Chung negli ottavi e l’esigenza di un’operazione al gomito che non poteva più rimandare. È tornato a marzo, ha preso ceffoni fino a Parigi, dove è arrivato da n. 22 del ranking, la posizione più bassa dal 2006. Il fondo l’ha toccato con Marco Cecchinato sulla rive droite. Un elettrochoc, poi non si è più fermato. Se le resurrezioni di Nadal non si contano, quest’ultima ha del clamoroso. Ritirato in semifinale all’ultimo Us Open, dolorante a coscia e caviglia, operato a novembre dopo aver ceduto lo scettro al Djoker. Ed eccolo qui, canotta d’antan e servizio nuovo di zecca, pimpante in finale contro l’avversario con il quale l’equilibrio è più marcato (27-25 per il serbo i precedenti), perché non è certo dal particolare di due match in una vita che si giudica un giocatore.

Djokovic-Nadal, numero uno contro numero due, è la finale più giusta e non potrebbe essere altrimenti (il super tie-break dovrebbe snellire la pratica): il tennis tre set su cinque non mente mai. «Con la sua intensità, Rafa mi spinge ai confini — ha spiegato ieri il serbo dopo l’allenamento con il francese —. Mi ha convinto a ripensare il mio gioco e ad andare oltre i miei limiti». Che è esattamente ciò che Nadal direbbe di Federer e viceversa. Uscito di scena il Maestro, tocca agli eredi legittimi. Djokovic gioca per il 15° titolo Slam, Nadal per il 18°. Un’enormità irraggiungibile per il resto del genere umano, inclusa quella Next Gen di cui Tsitsipas è punta di diamante, rispedita a fare i cesti dalla prepotente restaurazione di due dinosauri per niente in vena di estinzione. Sono solo Nole, 31 anni, e Rafa, 32, a poter agganciare a quota 20 Slam un Federer con la data di scadenza incorporata, che ormai manda lampi di luce a intermittenza. Ed è per questo che, in un certo senso, il futuro del tennis comincerà domani a Melbourne.

25 gennaio 2019 (modifica il 25 gennaio 2019 | 22:35)

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