Attico da 12 milioni a Manhattan per il funzionario post Brexit


Occupa tutto il 38esimo piano dei 42 dello United Nations Plaza a New York: l’iconica torre, alta 167 metri, con la piscina sul tetto, progettata da Norman Foster negli anni 50, abitata da ambasciatori, politici e uomini d’affari. Di fatto un attico, in quanto ultimo piano abitabile. Non bastava affittarlo, per consentire all’inviato speciale Antony Phillipson di stringere accordi commerciali con i partner Usa dopo la Brexit. Il governo britannico ha voluto proprio comprarlo, sborsando 16 milioni di dollari (circa 12 milioni di euro) di denaro pubblico. Sette camere da letto, sala da pranzo, soggiorno, biblioteca, bagno in marmo e cucina ipertecnologica: l’appartamento da favola in un grattacielo residenziale vicino al quartier generale Onu, blindato e sorvegliato a vista 24h. L’edificio – tra sala conferenze, spazio giochi per bambini, giardino con mini golf, centro fitness, sauna, servizi di lavanderia, celle frigorifere per generi alimentari e deposito biciclette – d lavoro uno staff di decine di portieri, parcheggiatori, facchini e altri inservienti. Insomma, anche le spese condominiali non devono essere da poco.

Il segretario agli Esteri, Jeremy Hunt, ha supervisionato personalmente l’acquisto dei 574 mq vista Manhattan: Abbiamo ottenuto il miglior accordo possibile e un buon rapporto qualit/prezzo – afferma il Foreign Office -, per una propriet che contribuir a promuovere il Regno Unito nella capitale commerciale del nostro pi grande mercato di esportazione. Effettivamente, listino prezzi alla mano, stato un affarone: per accaparrarsi uno degli 88 appartamenti della torre qualcuno ha speso anche 50 milioni di dollari. L’operazione, inoltre, stata finanziata con la vendita, in contemporanea, della precedente casa di Phillipson nella Grande Mela. La missione da procacciatore d’affari del commissario per il commercio in Nord America, certo delicata: rilanciare le relazioni economiche con lo storico e principale alleato di Londra sull’altra sponda dell’Atlantico, quando avverr il faticoso addio all’Ue, ormai alle porte – dopo la proroga concessa da Bruxelles – a prescindere dalle sorti dell’esecutivo May. Meglio, dunque, farlo comodamente e nell’agio: comfort e sfarzo potrebbero predisporre favorevolmente gli interlocutori di turno. Del resto per salvare la Regina non si pu badare a spese e il lusso, comparto che non ha mai conosciuto crisi, sempre stato un ottimo investimento.


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