Atalanta. Passate la palla a Zapata, l’uomo che segna come CR7


Datela a Duván e farete un affare. Come quando era bambino e vinceva da solo le partitelle per le strade di Cali. Datela a Duván e non ve ne pentirete: segnerà di testa, di sinistro e di destro. Datela a Duván e troverete una delle storie più incredibili di questo campionato e pure di tutti i campionati giocati fin qui.

L’avventura con l’Atalanta — la sua sesta in Italia dopo due al Napoli, due all’Udinese e una alla Sampdoria — era cominciata con 10 giornate senza segnare, 632 lunghi minuti in cui il popolo nerazzurro si è chiesto spesso che cosa avessero visto mai Gasperini e i suoi dirigenti per sborsare 26 milioni e fare di Zapata il calciatore più pagato della storia del club. Poi, lo sblocco, improvviso, come se il ragazzo si fosse finalmente ricordato il Pin perso chissà dove. Succede il 4 novembre 2018 al 70’ di Bologna-Atalanta: su svarione difensivo avversario, Duván piazza la zampata e stampa il 2-1 finale. L’Atalanta vince e un nuovo centravanti si prepara a nascere.

Due partite le usa ancora come rodaggio — con l’Inter e con l’Empoli (dove fa un assist a Hateboer) — poi parte per non fermarsi più: un gol al Napoli e 3 all’Udinese (sue ex), uno alla Lazio e uno al Genoa, 2 alla Juventus, uno al Sassuolo e 4 domenica al Frosinone, nel devastante 5-0 con cui l’Atalanta ha sbancato lo Stirpe. Il totale fa 7 partite, 775 minuti e 14 gol, uno ogni 55’. Significa record personale già stracciato (era 11, con la Samp). E significa capocannoniere con Cristiano Ronaldo e Fabio Quagliarella, uno dei suoi maestri al Doria. Vedete dunque un buon motivo per non dare la palla a Duván?

Lui, colombiano di Cali, 27 anni, spiega la metamorfosi con semplicità: «Mancava qualche dettaglio, arrivavo a un passo dal gol e non segnavo mai, adesso invece…». Adesso, oltre a un po’ di fortuna in più, ci sono l’esperienza, lo studio (l’altro maestro è stato Higuain al Napoli), la crescita come uomo e papà di due figli, e il lavoro impostogli da Gasperini: «Non mi vuole mai spalle alle porta, chiede che attacchi lo spazio e faccia valere il mio fisico». E, bisogna dire, anche i piedi: «Molti dicevano che non ho qualità, io li lasciavo parlare…». Appunto. Il suo show ieri è stato un raro esempio di perizia, potenza, completezza: gol di testa (il 2-0 dopo la rete di Mancini e il 5-0), di sinistro (il 3-0), di destro (il 4-0). Uno spaventoso istinto del killer che Socrate Gasperini ha estratto da Duván con l’arte del maieuta: «Sotto porta è diventato micidiale e fa la differenza», dice il tecnico, che ne elogia pure l’atteggiamento fuori campo: «Se è cresciuto tanto, il merito è suo: a inizio stagione non andava bene ma è rimasto sereno e ha lavorato forte. Ora ha trovato le condizioni e la squadra giuste per una grandissima stagione». Che è solo a metà, ha una sfida come Atalanta -Juve di Coppa Italia alle porte e promette nuovi sfracelli per i quali Duván sembra pronto. Leggero, sicuro e scaramantico il giusto: «Tanto lo so che prima o poi mi fermerò. Mica puoi segnare sempre…».

20 gennaio 2019 (modifica il 20 gennaio 2019 | 22:52)

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