Astaldi, via libera al concordato Ora il piano di salvataggio


MILANO un consiglio di amministrazione vigilato. Non pilotato, per la verit. Ma controllato, per la tutela dei fornitori e dei creditori di Astaldi: gli azionisti, le banche esposte con la societ, chi lavora in sub-appalto, gli obbligazionisti. Il tribunale di Roma ieri ha dato il via libera alla domanda di concordato preventivo chiesto dai vertici societari. Fissando per il termine perentorio dei 60 giorni per trovare un accordo con i creditori presentando un piano di ristrutturazione che consenta di proseguire le opere in costruzione in Italia e all’estero.

Un passaggio necessario, accolto con sollievo dal consiglio di amministrazione guidato da Paolo Astaldi. Il tribunale di Roma, sezione fallimentare, presieduto da Antonino La Malfa, giudice delegato Angela Coluccio, ha nominato tre commissari giudiziali che avranno il compito di vigilare e di fornire un parere motivo su tutti gli atti di straordinaria amministrazione che il board intender approvare. Sono stati scelti tre professionisti esperti di ristrutturazione, come l’avvocato Stefano Ambrosini, gi commissario straordinario nominato dal ministero dello Sviluppo per Alitalia e Tirrenia. Con lui l’avvocato Vincenzo Ioffredi e il commercialista Francesco Rocchi. Ai sensi della legge fallimentare il tribunale poteva concedere fino a 120 giorni ad Astaldi per presentare un piano credibile di rientro, ma ha ridotto il termine a due mesi a seguito di due istanze fallimentari presentati da altrettanti obbligazionisti che hanno in portafoglio bond Astaldi, con scadenza il prossimo 5 dicembre e un rendimento piuttosto elevato, superiore al 7%.

chiaro che la societ diventa nei fatti etero-diretta. Cominceranno da oggi i colloqui con le banche d’affari (Jp Morgan e Merrill Lynch) e gli istituti di credito esposti, tra cui Intesa Sanpaolo, Unicredit e BancoBpm e con i loro advisor e quelli di Astaldi (Vitale&Co, lo studio Gianni Origoni Cappelli e Rothschild, tra gli altri). Serve un piano di rafforzamento patrimoniale di due miliardi. Con la conversione di una parte dei prestiti in capitale, che tramuterebbero le banche in azioniste. Sar necessario un partner industriale, probabilmente Salini-Impregilo. Non escluso che Cassa Depositi possa garantire finanziariamente con le banche un’operazione di consolidamento.

17 ottobre 2018 (modifica il 17 ottobre 2018 | 21:15)

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