Assegno di 156 euro per ogni figlio E la metà dei beneficiari è al Sud –


Il Reddito di cittadinanza partirà a marzo e le imprese che assumeranno persone che lo incassavano fino a quel momento prenderanno per qualche mese una cifra equivalente a quello che veniva percepito dal beneficiario. Una sorta di sgravio contributivo una tantum. Luigi Di Maio conferma le anticipazioni de Il Messaggero spiegando che il governo non intende fare alcun passo indietro sulla principale misura inserita in legge di Bilancio. «Con la manovra che è prossima alla prima approvazione alla Camera stiamo dando mandato di portare avanti il progetto di creazione delle carte di credito che servono ad avviare il reddito», ha chiarito il vicepremier precisando che «5-6 milioni di italiani dovranno essere a conoscenza dei doveri che comporta perché potrà accedervi solo chi si impegnerà».

Reddito di cittadinanza cambia, potrà andare alle imprese

Insomma Palazzo Chigi conferma l’intenzione di riversare sulle imprese l’assegno. Una certezza, ormai. Ma per quanto tempo? Una indicazione l’ha fornita ieri Pasquale Tridico. «Stiamo ragionando ha detto il consigliere economico di Di Maio in una intervista al Sole 24 Ore su un sgravio contributivo intorno alle tre mensilità di reddito che, con l’assunzione di chi ne beneficia, si potrà trasferire all’azienda. In caso di contrattualizzazione di soggetti più vulnerabili, per esempio le donne, il bonus al datore si potrebbe raddoppiare, fino a sei mensilità».

Tridico ha inoltre reso noto un altro elemento importante: il meccanismo attraverso il quale calcolare la consistenza dell’assegno in base al nucleo familiare. Fermo restando che il beneficio base per un single sarà di 780 euro (dal quale detrarre circa 300 euro in caso di possesso di una casa di proprietà), il Reddito sarà indirizzato a condizione di avere un Isee inferiore a 9.360 euro. Si terrà conto sia del capitale immobiliare, fino a un massimo di 30 mila euro, che di quello mobiliare, fino a 10 mila euro. Fatte queste premesse, il beneficio salirà con il crescere dei familiari a carico. E, secondo le indicazioni di Tridico, sarà utilizzato l’indice di equivalenza Isee utilizzato dall’Ocse, ma con alcune modifiche. Nel dettaglio, il coniuge a carico incasseràil 40% dell’assegno base di 780 euro (312 euro), mentre ciascun figlio varrà il 20% (pari a 156 euro). In pratica, due coniugi con un figlio godranno di un beneficio mensile di 1.248 euro, mentre una famiglia con quattro componenti si sale a quota 1.404 euro. Su questo schema, migliorativo nei confronti di quello legato alla scala di equivalenza base, si sta ancora ragionando nella maggioranza. Ma i 5 Stelle, motore dell’operazione, non sembrano disposti a cedere sul cavallo di battaglia della loro campagna elettorale.

Anche a costo di sfidare i dubbi degli alleati. «L’importante è che siano soldi che vanno nelle tasche dei cittadini italiani: stiamo ragionando sulle forme e sui modi», ha detto ieri il leader della Lega, Matteo Salvini. All’interno del Carroccio, l’entusiasmo per il Reddito di cittadinanza, che dovrebbe avere una durata massima di 18 mesi, non è al massimo. E infatti il partito sarebbe praticamente riuscito ad ottenere la riduzione, da 3 a 2, dei rifiuti delle offerte di lavoro che si posso opporre nei confronti dei Centri per l’impiego, prima di perdere l’assegno.

I NUMERI

Tra l’altro tutti i numeri confermano la trazione spiccatamente meridionalistica della misura. Secondo le elaborazioni della Svimez (che accorpa le regioni del Nord e del Centro), ad esempio, la Campania (la Regione che ne beneficerebbe maggiormente) prevede una richiesta potenziale superiore al 30% del totale e assorbirebbe risorse per 3,1 miliardi di euro, da destinare a 391 mila famiglie. E c’è da ricordare che in precedenza l’associazione aveva sostenuto che a livello nazionale il costo complessivo per l’attuazione della misura sarebbe di circa 15-16 miliardi di euro. Il Sud, con un terzo del territorio avrebbe la metà dei beneficiari. Tornando alle Regioni, dopo la Campania, nella classifica elaborata dalla Svimez si piazza la Sicilia, per la quale sarebbero necessari oltre 2,7 miliardi (per quasi 343 mila nuclei familiari); seguita dalla Puglia (1,6 miliardi per 214 mila famiglie) e dalla Calabria (1,1 miliardi per 144 mila famiglie).

E poi dalla Sardegna (830 milioni per 107 mila famiglie), Abruzzo (326 milioni per quasi 44 mila) e infine le più piccole Basilicata (206 milioni per 28 mila) e Molise, che ultima ne avrebbe beneficio con 88 milioni per 11 mila nuclei familiari.

 


Domenica 25 Novembre 2018, 09:08 – Ultimo aggiornamento: 25-11-2018 16:41
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