Arrivano i replicanti di Vanguard «Per l’Italia è l’ora dei fondi low cost»


Il colosso statunitense Vanguard, che amministra oltre 5.100 miliardi di dollari anche attraverso gli Etf (i replicanti degli indici), sbarca a Milano nel giorno successivo alla morte (a 89 anni) del suo fondatore, il magnate John «Jack» Bogle. Una leggenda della finanza, l’uomo che inventò gli index fund. Venerdì scorso, 17 gennaio, è stato presentato in Piazza Affari un bouquet di 19 Etf targati Vanguard che replicano i principali indici azionari e obbligazionari globali, indirizzati ai risparmiatori italiani.

«Il ricordo di Jack rimarrà vivo nello spirito del gruppo, così come i suoi valori d’integrità personale e intellettuale», dice commosso Sean Hagerty, responsabile delle attività europee di Vanguard, che con il fondatore ha lavorato a lungo.

Perché avete deciso di entrare proprio adesso nel mercato italiano degli Etf?

«Da alcuni anni siamo attivi sui principali mercati europei, dalla Gran Bretagna, alla Francia, alla Svizzera fino alla Germania, Paese in cui abbiamo introdotto i nostri Etf lo scorso anno. Tra i grandi mercati europei mancava solo l’Italia».

Per quali ragioni pensate che sia un buon momento per proporre agli investitori i replicanti degli indici?

«Si sta realizzando un complesso di condizioni favorevoli che in un certo senso “impongono” la scelta degli Etf. Dopo la crisi del 2008, con una forte accentuazione a partire dallo scorso anno, siamo entrati in un’epoca di bassi rendimenti sia azionari che obbligazionari. In queste circostanze diventa ancora più importante avere una piena trasparenza sui costi e disporre di strumenti d’investimento che praticano commissioni ridottissime, in modo da ottenere rendimenti migliori sul lungo termine».

Arrivate dopo che altri grandi gruppi hanno già offerto i loro prodotti e quando sulla piattaforma dedicata di Borsa Italiana le masse raccolte dagli oltre 1.200 prodotti quotati superano i 60 miliardi…

«Non stiamo a guardare molto a cosa fanno i nostri concorrenti, ma cerchiamo di offrire il meglio con i nostri prodotti. In particolare pensiamo che i nostri Etf, che hanno un altissimo grado di liquidità e di trasparenza, si impongano per la loro convenienza. Il costo medio delle nostre commissioni è di appena 10 centesimi e continua a ridursi. In 20 anni di lavoro e di espansione siamo riusciti a portare il costo dei nostri Etf da 27 centesimi fino, appunto, ai 10 centesimi attuali.Questo risultato è stato reso possibile dalla nostra organizzazione societaria, dove i proprietari sono i fondi in cui investiamo e che ricavano una remunerazione del loro investimento attraverso una riduzione del costo delle commissioni che pratichiamo».

Che caratteristiche hanno i 19 Etf presentati in Piazza Affari?

«Si tratta di prodotti molti liquidi, che coprono i principali panieri azionari e obbligazionari internazionali. Dieci fanno riferimento a indici azionari, cinque a indici obbligazionari e quattro sono Etf “attivi”, vale a dire che selezionano il portafoglio in base a criteri generali di mercato come la liquidità, la bassa volatilità, o lo stile di gestione value. Si tratta comunque di scelte che vengono sempre fatte attraverso algoritmi e modelli matematici, sia per mantenere i costi sotto controllo che per evitare di introdurre elementi di discrezionalità».

In un’epoca di bassi rendimenti, oltre che al controllo sui costi, va dedicata molta attenzione alla costruzione del portafoglio e alla scelta degli attivi su cui investire.

«Certo, infatti siamo molto attivi nella consulenza e negli Stati Uniti con un modello di robo-advisor “ibrido”, in cui i clienti possono mettersi in contatto anche telefonicamente con noi. Forniamo una consulenza di portafoglio al costo di 30 centesimi, una somma che va ad aggiungersi ai costi di gestione dei singoli Etf».

Questo servizio è disponibile anche in Italia?

«No, tuttavia gli intermediari a cui ci rivolgiamo per la distribuzione dei nostri prodotti possono fare ricorso alle nostre competenze in questo campo. I nostri Etf, infatti, possono essere acquistati direttamente sul mercato oppure all’interno di strategie di investimento messe a punto ad esempio dalle gestioni patrimoniali».

Il mercato degli Etf sta crescendo più rapidamente di quello delle gestioni attive. Quanto pesano gli Etf sul totale delle masse in gestione negli Stati Uniti e in Europa?

«Negli Stati Uniti le gestioni passive in senso lato raggiungono circa il 30% del totale delle masse amministrate, mentre in Europa sono a circa il 15%. E’ evidente che nel Vecchio Continente i margini di crescita sono molto elevati. Soprattutto perché gli Etf sono lo strumento più adatto agli investitori attenti ai costi di gestione, estranei alle scelte speculative e che guardano ai risultati su di un arco di tempo molto prolungato».

21 gennaio 2019 (modifica il 21 gennaio 2019 | 21:04)

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