Alleanza con Delta e due fondi Così il piano Ferrovie per Alitalia


Un’operazione da due miliardi di euro da qui ai prossimi quattro anni. Circa 1,5 miliardi di risorse fresche. A cui aggiungere 500 milioni di euro, somma che equivale alla met del prestito-ponte (considerando anche gli interessi da dover restituire allo Stato) da convertire in capitale della compagnia. Un partner industriale che risponde al nome di Delta Air Lines in cordata con la lowcost easyJet. E infine uno-due investitori finanziari, probabilmente fondi che starebbero vagliando l’operazione ingolositi dai possibili ritorni di un vettore che rimarrebbe nell’alleanza SkyTeam e usufruirebbe del network di rotte a lungo raggio dell’americana Delta.

Ecco il possibile piano di Ferrovie dello Stato per Alitalia. Fonti vicine alla trattativa parlano di un incontro luned tra emissari di Delta e le prime linee di Ferrovie, a cui avrebbero partecipato anche rappresentanti di easyJet ed esponenti di fondi Usa, non per Cerberus che in una prima fase aveva manifestato il proprio interesse. Ricevuto il via libera da parte del ministero dello Sviluppo, previo parere favorevole dei commissari della compagnia — Enrico Laghi, Stefano Paleari e Luigi Gubitosi (quest’ultimo ieri ha lasciato l’incarico dopo la nomina a Ceo di Tim) — i vertici di Ferrovie dello Stato hanno preso in mano il dossier. Il negoziato con gli altri possibili soci ora lo gestiranno loro. Coadiuvati dagli advisor industriali (Mc Kinsey, Oliver Wyman e Kpmg) e finanziari (Mediobanca).

Trapela che Fs entrerebbe al 100% costituendo la nuova societ, ma per completare l’assetto dell’Alitalia che sta nascendo ha fissato alcuni paletti: 1) la ricerca del partner che sembra prendere le sembianze di Delta che avrebbe scalzato Lufthansa in cima alle preferenze; 2) il via libera da parte dei sindacati a un piano che per volont del governo dovrebbe evitare esuberi; 3) il s dell’antitrust europeo che non dovrebbe suscitare grattacapi e l’ok di quello italiano che invece potrebbe chiedere delle compensazioni alla concorrenza che si perderebbe tra treno ed aereo sulle tratte domestiche integrando Alitalia e Trenitalia sotto il cappello Fs che comporterebbe risparmi operativi di circa 1 miliardo; 4) il lasciapassare della Commissione Ue alla conversione in equity di met del prestito ponte che non affatto scontato, anzi risulta difficile.

Perch ci configurerebbe, almeno in una prima fase, il ministero del Tesoro come azionista diretto della compagnia. Ma poi dovrebbe vendere la partecipazione a uno o pi investitori istituzionali italiani sui quali c’ il massimo riserbo ma non escluso che possano essere sue controllate. Ci che certo che il governo gialloverde — che starebbe per presentare un emendamento alla legge di Bilancio per prorogare la scadenza del prestito — vuole il 51%. Sar complicato convincere Delta ed easyJet di restare in minoranza con il rischio di un’altra esperienza fallimentare. Sar determinante capire chi diventer l’amministratore delegato. Perch avr le deleghe per decidere le strategie sulle rotte. Per non derubricare l’Italia ad attore marginale nel risiko dei cieli. In un mercato che prevede flussi di traffico in crescita in tutti i Paesi.

Ieri Fs ha comunicato l’avvio di due nuove corse ad alta velocit dall’aeroporto di Fiumicino per Firenze, Genova e Venezia. Mancherebbe Milano Malpensa. Con lo scalo di Linate chiuso per met 2019, sarebbe necessario portare l’Alta velocit anche l, ma il dialogo sulla governance di Trenord con la regione Lombardia, azionista di controllo di Ferrovie Nord Milano, serrato.

21 novembre 2018 (modifica il 21 novembre 2018 | 14:52)

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