Alitalia, Di Maio: «Convertire in azioni parte del prestito ponte» Da Bruxelles l’ipotesi di aiuto di Stato


Per rilanciare Alitalia si fa strada «la conversione di una parte del prestito ponte in equity», ha detto il ministro dello Sviluppo e del Lavoro Luigi Di Maio. A ben vedere però si tratta di un’operazione complessa, tecnicamente rischiosa per una possibile bocciatura da parte dell’Unione europea. Convertire debito in capitale significa il ritorno dello Stato, tramite il ministero del Tesoro, come azionista della compagnia. D’altronde il prestito da 900 milioni, per garantire la continuità aziendale, è stato erogato dal ministero all’avvio della procedura di amministrazione straordinaria.

Fonti a Bruxelles rilevano come l’eventuale conversione in capitale si scontrerebbe con i rilievi della Commissione Ue che ha già messo sotto la lente il finanziamento alla voce «aiuti di Stato» perché potrebbe configurarsi come concorrenza sleale nei confronti degli altri vettori. La commissaria Ue alla Concorrenza, Margrethe Vestager, due giorni fa ha risposto ad un’interrogazione parlamentare chiarendo ancora una volta come il prestito debba considerarsi come un aiuto temporaneo e non come una misura strutturale. Ecco perché, le stesse fonti ritengono questa ipotesi impraticabile. Anche per i 100 milioni di interessi da dover rimborsare. Allo Stato. Cioè ai contribuenti. Penalizzati due volte.

10 ottobre 2018 (modifica il 10 ottobre 2018 | 20:27)

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