Ajax-Juve, una sottile lezione da tenere presente per il ritorno


Gran bella partita, diversa, bugiarda, traditrice. Non c’ stato niente del previsto, n una Juve dominatrice n un Ajax che assalta. stata una felice partita di calcio, come non siamo abituati a vedere. Non credo nemmeno che il risultato dia un vantaggio a qualcuno, solo una lunga partita interrotta. Nelle nostre letture classiche si pensava tutti a un Ajax che avrebbe attaccato pressando nel ricordo del calcio di Cruijff. Non cos, l’Ajax di oggi parente nell’aria di quel calcio, non nel sistema. L’Ajax di oggi gioca, non pressa, conquista spazio con la tecnica, non con la diversit tattica. Questo quello che preoccupa in fondo alla partita, che si giocato semplicemente a calcio e spesso l’Ajax l’ha giocato meglio.

Non c’erano i segnali di una bolgia come a Madrid, di scontri fisici finali. Si solo giocato a calcio. Perch allora la Juve ha giocato meno dell’Ajax? Perch comunque in trasferta la Juve portata a difendersi, a gestire a suo modo le partite. Allegri voleva passare la prima ora senza subire gol e c’ quasi riuscito. Poi trasformare la squadra (Dybala, Duglas Costa), indirizzarla all’attacco contro una squadra che a quel punto doveva essere stanca. andata pi o meno cos, ma in modo un po’ triste, con i ragazzi dell’Ajax che tenevano sempre il pallone e allargavano il petto. Con Ronaldo che cercava un pallone, con De Jong, Neres e Van De Beek che mostravano la piccola arte di non perdere mai la palla. questa l’amarezza della partita: il risultato va bene, ma non c’ stata soddisfazione, mancata l’arroganza, stato chiaro chi era il soggetto e chi il complemento.

Non siamo abituati a vedere la Juve inferiore nel gioco. Pu essere travolta da un’azione o due, ma non inferiore nella normalit. Stavolta stato cos, contro un Ajax che ricorda i vecchi detti universali, beati i non ricchi perch non subiranno pressioni. In una cosa questo Ajax ricorda quello di Michels, in quello che era chiamato l’Amsterdam Bluff: i giocatori devono entrare in campo convinti di essere i migliori. Holzenbein, nazionale tedesco che gioc la finale contro la Germania nel 1974, riassunse cos il concetto: Nel tunnel che ci portava al campo mi guardavo le scarpette e pensavo alla partita. Mi venne voglia di guardare i miei avversari e fu terribile. Erano sicuri, spavaldi, mi fecero sentire infinitamente piccolo. Questi non sono cos bravi, ma hanno una sfacciataggine simile. La Juve l’ha subita, niente gli impediva di giocare alla pari. Non c’ riuscita. probabile succeda a Torino, che tutto andr come deve andare, ma la silenziosa lezione di questa partita rester.

10 aprile 2019 (modifica il 10 aprile 2019 | 23:36)

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