Addio Alonso, per lui domenica ad Abu Dhabi l’ultima gara in F1


Foto ricordo, cene di arrivederci e feste d’addio, c’ un’aria malinconica nella recita di fine anno della Formula 1. Ieri la Ferrari ha reso omaggio a Kimi Raikkonen, l’ultimo campione del mondo in rosso. Abbracci e lacrime, torner dove aveva cominciato, alla Sauber. Ma niente sar uguale, neanche l’atteso ritorno di Robert Kubica da titolare con la Williams.

Addio Fernando

Si chiude un’epoca e il sipario cala con il ritiro di Fernando Alonso. Hanno iniziato a salutarlo mesi fa, da quando ha detto che se ne andava perch questa F1 brutta e ingrata e uno come lui non pu finire nel girone dei doppiati a mangiarsi il fegato. Se avesse avuto una macchina decente, chiss. Cercava un’ultima chance e ha bussato a tutti, Mercedes, Ferrari e anche alla Red Bull, trovando solo porte chiuse. Gli hanno dato del piantagrane, lo hanno accusato di spaccare le squadre, di pretendere la luna. Sono risposte solo in parte vere, ma sono anche le parole di chi non vuole prendersi rischi. Se si fosse ragionato sempre cos ci saremmo persi i duelli di Prost e Senna. Se solo otto anni fa dal muretto della Ferrari, qui ad Abu Dhabi, fosse partito un ordine diverso, se in Brasile nel 2012 avesse avuto un po’ di fortuna, chiss. Il problema che la sua storia troppo piena di “se” e “chiss”. “Me ne vado se non trovo un’auto competitiva, se l’avessi potrei lottare per Mondiale” ci aveva raccontato prima di scegliere, ed stato di parola. Ego smisurato, classe da vendere, cattiveria agonistica rara, lascia un vuoto difficile da riempire per i nuovi arrivati (i Next Gen Charles Leclerc, Pierre Gasly e Lando Norris) e un grande senso di incompiuto. Un Monopoly finito male con quattro stagioni finali nella prigione (dorata) della McLaren.

Il sogno della tripla corona

Aveva divorziato da Maranello per riscrivere la storia con la scuderia di Woking e la Honda, stato un viaggio all’inferno senza ritorno. Paga le sue scelte, il carattere spigoloso e anche parecchia sfortuna. Quando Giancarlo Minardi lo ha lanciato si subito intravisto il dna del campione, la “garra” del vincente: con la Renault mette fine all’era di Michael Schumacher conquistando due titoli di fila, ancora si emoziona a raccontare le Magnum svuotate insieme a Giancarlo Fisichella, Jarno Trulli e Flavio Briatore, molto di pi di un team principal e di un manager per lo spagnolo. Diventa il Matador, in Spagna un eroe. Quando saluta i francesi per la McLaren incontra un ragazzetto che diventer famoso: Lewis Hamilton. Ritorna sui suoi passi dopo una sola stagione, infiammata dalla benzina della spy story e dai continui scontri con Ron Dennis. Forse qualcosa si rotto irrimediabilmente in quel 2007 tesissimo, o forse si poteva recuperare dopo se solo la buona stella lo avesse seguito sul Cavallino. Dichiarazioni d’amore e sfuriate, geni o scemi, tutto e il contrario di tutto. L’illusione di riaprire il ciclo, due Mondiali persi all’ultima gara, atroce. Il delirio di Monza al debutto (nessun ferrarista ha pi vinto dopo di lui) e l’agonia dei titoli di coda, una rossa lentissima e sbagliata all’alba della rivoluzione dei motori ibridi. Crolla il mondo a Maranello, perde ogni punto di riferimento: via Stefano Domenicali, via Luca di Montezemolo, via lui per far posto al nemico, Sebastian Vettel. Il resto una traversata nel deserto, Fernando ne uscito offuscato non spento. A 37 anni, felicemente fidanzato con Linda Morselli, la ex di Valentino Rossi, Alonso ha tante richieste, la Nissan gli aveva offerto un assegno in bianco per correre in Formula E. Ma lui della vecchia scuola e dopo aver vinto la 24 ore di Le Mans sar di nuovo al via della 500 Miglia di Indianapolis. Per vincere la tripla corona come Graham Hill e mandare una foto ricordo a quella F1 ingrata che non lo vuole pi.

22 novembre 2018 (modifica il 22 novembre 2018 | 09:31)

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