Addio a Nowitzki, il tedesco di Dallas che ha reso grande l’Europa in Nba


Ha ricevuto minuti di ovazioni in tutti gli impianti in cui quest’anno ha giocato, dopo aver manifestato la sua intenzione di chiudere la carriera. Ma l’ultima partita del quarantenne Dirk Nowitzki all’American Airlines Center di Dallas, il suo campo, stata un mix di tanti sentimenti – primo fra tutti l’emozione – e di un senso di gratitudine verso la franchigia che l’ha adottato e che lui ha servito per 21 stagioni senza mai considerare alternative. Dirk in questo sar un recordman di fedelt, uno dei rari esempi (un altro stato Kobe Bryant, legatosi solo ai Lakers) di attaccamento a una maglia e a una causa. E’ stato un giorno, nella Nba, in cui si sono ammainate bandiere perch proprio dalla Los Angeles di fede viola-oro giunta la notizia delle dimissioni di Magic Johnson da presidente, con una dichiarazione (Non mi divertivo pi come prima, ora mi sento libero) che nasconde la realt dei fatti, ovvero una gestione fallimentare in termini di risultati nonostante l’arrivo di LeBron James in California.

Ma se la flag di Magic stata ammainata in modo traumatico, quella di WunderDirk rimasta idealmente sul pennone. E ci rester per sempre perch il legame tra il tedesco di Wrzburg e il club texano stato un qualcosa di viscerale e di incancellabile. Lo prova anche l’esposizione dei cartelli Ancora un anno, Mvp da parte dei tifosi, ancora non rassegnati all’idea che la sua maglia numero 41 non sar pi sul parquet e indosso a lui ma sui pennoni che ricordano i grandi ex atleti del club. C’era una speranza remota che Nowitzki cambiasse idea all’ultimo e concedesse un “tempo supplementare” a se stesso e al basket: la voce nei mesi scorsi era pure circolata. Invece siamo al capolinea. Dopo la vittoria per 120-109 sui Phoenix Suns (ma l’ultimo incontro sar quello di San Antonio contro gli Spurs, epilogo della stagione regolare), sul campo sono entrati personaggi leggendari della Nba, da Larry Bird, a Charles Barkley, a Scottie Pippen, a Shawn Kemp: tutti idoli dell’infanzia di Dirk in Germania, diventati poi colleghi felici di rendere omaggio a una stella che lascia. Nowitzki ha preso il microfono e ha tolto ogni dubbio: Come potete aspettarvi, questa la mia ultima partita qui. Sono ovviamente super, super emozionato. Ci sono troppe persone da ringraziare. Vi ho coinvolto in una corsa infernale fatta di alti e bassi e voi siete sempre stati al mio fianco, lo apprezzo.

Scelto al draft del 1998 da Dallas via Milwaukee, WunderDirk in 21 stagioni ha segnato 31.540 punti (30 ai Suns, per la cronaca: hanno fatto pi effetto dei 51 di Jamal Crawford) e soprattutto l’anello del 2011, l’unico nella storia dei Mavs. Dirk, argento agli Europei 2005 con quella Germania che aveva salutato nel corso dell’Europeo 2015) anche il miglior realizzatore straniero nella storia della Lega e per 14 volte stato selezionato per l’All Star Game. Ma la sua importanza va al di l delle statistiche: il suo avvento ha infatti definitivamente codificato il valore del giocatore non americano in pianeta sportivo esclusivo e che fino a pochi anni prima riservava scarso spazio e quasi zero gloria al resto del mondo. Ci sono stati fuoriclasse come Drazen Petrovic che sono stati tenuti a lungo ai margini della Nba. E perfino altri campioni, come Tony Kukoc, Vlade Divac o Dino Radja, hanno dovuto penare per imporsi. Nowitzki grazie al suo talento, al repertorio di giocate e a quel tiro in arretramento la cui meccanica era stata studiata e messa a punto dal suo allenatore personale Holger Geschwindner, ha sdoganato per sempre prima di tutto i colleghi europei e poi, in generale, i cestisti non made in Usa. La storia del basket gli deve tanto.

10 aprile 2019 (modifica il 10 aprile 2019 | 16:07)

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