AbbVie, la biofarmaceutica è donna: una direttrice per il polo di Aprilia


Un’azienda del settore farmaceutico in cui il 35% dei dirigenti e oltre il 50% dei quadri sono donne. Abbvie la costola di Abbot specializzata in farmaci innovativi e, oltre a essere un’eccellenza della ricerca su questi ultimi, lo anche nelle politiche di genere. In Abbvie le donne ricoprono anche ruoli tradizionalmente maschili: Daniela Toia stata appena nominata direttrice del maggiore polo produttivo italiano della societ, che impiega circa 800 risorse, a Campoverde di Aprilia (Latina). Abbiamo cercato di sviluppare la nostra organizzazione in termini di specializzazioni e competenze — spiega l’amministratore delegato Fabrizio Greco —. L’85 per cento dei nuovi assunti composto da giovani, oltre la met sono donne. Tutti hanno un piano di sviluppo personale dedicato: questo ci consente di essere attrattivi nei confronti di coloro che vogliono crescere. Abbvie un contesto in cui le persone trovano gli spazi che stanno cercando.

Grazie in primis ai costanti stimoli professionali, ma anche a politiche di welfare aziendale che possano andare incontro a esigenze personali e familiari: assicurazioni integrative, palestra aziendale, iniziative per il benessere e la salute . E benefit flessibili tagliati su ogni risorsa: dalle spese mediche e scolastiche all’assistenza anziani passando per lo smart working. Nel 2018 l’azienda ha investito oltre 5,1 miliardi di dollari in Ricerca e sviluppo e sono oltre 8 mila i ricercatori in tutto il mondo su circa 30.000 dipendenti. La multinazionale impegnata nello sviluppo di terapie innovative destinate al trattamento di alcune delle patologie pi complesse in quattro aree terapeutiche prioritarie: immunologia, oncologia, virologia (epatite C) e neuroscienze. Obiettivo futuro rendere anche l’Italia uno dei maggiori hub di ricerca e sviluppo per Abbvie: Abbiamo gi lavorato su 60 studi clinici effettivi che coinvolgono circa 500 centri, abbiamo fatto molta ricerca ma potremmo farne di pi: – conclude Greco –. Nei programmi di ricerca clinica si va per arruolamento competitivo: chi prima arriva, pi facilmente prima raggiunge il risultato. La burocrazia italiana un po’ troppo lenta.


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