Abbandono scolastico, aumentano i casi per la prima volta dopo dieci anni


Aumentano le uscite precoci dal sistema scolastico per la prima volta dopo dieci anni di ininterrotta diminuzione. Nel 2017 i giovani di 18-24 anni con la licenza media che non erano inseriti in un percorso di istruzione o formazione sono arrivati al 14% (erano il 13,8% nel 2016) come spiega la sesta edizione del «Rapporto sul Benessere equo e sostenibile», presentata dall’Istat. Stabili i cosiddetti «Neet», i ragazzi tra i 15 e i 29 anni che non studiano e non lavorano, e che sono ormai quasi uno su quattro, il 24,1% del totale.

Il rapporto si basa sulla valutazione di 130 indicatori, raggruppati in dodici comparti: Salute, Istruzione e formazione, Lavoro e conciliazione dei tempi di vita; Benessere economico, Relazioni sociali, Politica e istituzioni, Sicurezza, Benessere soggettivo, Paesaggio e patrimonio culturale, Ambiente, Innovazione, Ricerca e creatività, Qualità dei servizi. A livello economico torna ai livelli del 2010-2011 il reddito disponibile pro capite delle famiglie, inferiore dell’1,7% alla media europea e del 7,8% alla media dell’area Euro. In peggioramento nel 2017 l’incidenza di povertà assoluta, basata sulla spesa per consumi, che riguarda il 6,9% delle famiglie (da 6,3% nel 2016) e l’8,4% degli individui (da 7,9%) mentre i dati sui redditi, riferiti al 2016, mostrano una lieve flessione della quota di persone a rischio di povertà (20,3% contro 20,6%).

Sul lavoro i livelli di occupazione dei 20-64enni (62,3%) aumentano, ma a un ritmo più lento rispetto a quelli medi europei (72,2%), con un divario più ampio per le donne. Le condizioni del Mezzogiorno restano difficili: in Sicilia la quota di mancata partecipazione al mercato del lavoro raggiunge il 40,8%, un valore dieci volte maggiore rispetto a quello registrato nella provincia autonoma di Bolzano. Quest’anno l’Istat ha introdotto una nuova valutazione nella sua ricerca, interrogando le famiglie su quali siano gli ambiti più significativi per definire la qualità dell avita. Risulta che tutti i dodici c0mprati compresi nel rapporto Bes sono considerati significativi, ma la salute sta al primo posto mentre «politica e istituzioni» raccolgono il punteggio più basso, «a indicare un certo distacco dei cittadini nei confronti delle diverse espressioni della cosa pubblica».

Prosegue infatti nel 2017 il calo della partecipazione politica che tocca un nuovo minimo (59,4%, – 3,4 punti percentuali rispetto al 2016). Cala la fiducia dei cittadini rispetto al sistema giudiziario, al Parlamento e ai partiti politici (punteggio medio 4,2, 3,4 e 2,4 su 10), mentre sono valutate in maniera più positiva le istituzioni che svolgono attività di vigilanza, di soccorso e di difesa civile, come le Forze dell’ordine e i Vigili del fuoco (7,3). Cambia la percezione, a seconda dell’età e del livello di istruzione. «I giovani di 18-29 anni attribuiscono più importanza alle relazioni sociali (con una distanza di 0,7 nel punteggio medio rispetto ai più anziani), alla capacità di ricerca e innovazione nonché al benessere inteso come soddisfazione per la propria vita (entrambi +0,6). Le persone di 65 anni e più, invece, sono più sensibili alla sicurezza personale (con una distanza di 0,4 rispetto ai più giovani)».

18 dicembre 2018 (modifica il 18 dicembre 2018 | 19:00)

© RIPRODUZIONE RISERVATA




http://xml2.corriereobjects.it/rss/economia.xml

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *