A Madonna di Campiglio Hirscher e Kristoffersen ko, l’Italia riscopre Razzoli


Anche i campionissimi a volte possono sbagliare. Marcel Hirscher – nella serata che restituisce all’Italia Giuliano Razzoli e che premia la tenacia del super-veterano Manfred Moelgg – lo fa dopo una manciata di porte della seconda manche dello slalom di Madonna di Campiglio, praticamente nello stesso punto in cui deraglia Henrik Kristoffersen, il suo grande rivale che una volta di più subisce lo scacco psicologico di dover inseguire il numero uno. Va male all’uno e va male all’altro, ma è più grave, a voler vedere, l’errore del norvegese: tre porte e poi una scivolata che lo butta fuori, lasciandolo attonito. Ma è solo il primo dei due clamorosi colpi di scena: nel giro di pochi secondi, infatti, sbaglia anche Marcel. Era al comando dopo la prima manche e al via di una seconda discesa che aveva rimescolato parecchio le carte – eccellente, per dire, la risalita dell’inglese Ryding fino al quarto posto – aveva 66 centesimi da gestire sullo svizzero Daniel Yule. Ma l’errore lo attendeva al quinto paletto: Hirscher è risalito fino alla porta per ripartire e completare il percorso, un atto più che altro di rispetto verso il pubblico che assiepava il Canalone Miramonti. Ma la frittata era ormai servita: la vittoria – la prima della carriera – è così andata a Yule davanti a due austriaci, Marco Schwarz e Michael Matt, il bronzo olimpico 2018.

Dicevamo di Giuliano Razzoli e Manfred Moelgg. Alla fine dei vari giri di roulette che hanno estromesso o penalizzato molti di quelli che stanno davanti, hanno chiuso al quinto e al sesto posto. Ma in questi buoni piazzamenti c’è molta farina del loro sacco. E la vera impresa è quella di Razzoli, perché in fondo Moelgg parte ancora con pettorali «umani», a ridosso del primo gruppo (nella notte di Campiglio aveva l’11). Giuliano, invece, no; lui deve remare dai bassifondi degli ordini di partenza, la conseguenza inevitabile delle stagioni senza risultati, anche a causa di vari infortuni. Sul Canalone Miramonti l’olimpionico di Vancouver partiva con il 69 e la prima parte dell’impresa è stata la chiusura della manche al decimo posto. Il completamento dell’opera è venuto migliorando il piazzamento nella seconda discesa: cinque posti recuperati, proprio come Moelgg che era undicesimo e si è ritrovato sesto. Il Razzo si è commosso quasi alle lacrime: «Il podio in Coppa Europa dei giorni scorsi mi ha dato la carica e questo risultato è il premio per un lavoro duro e difficile». Sono stati anni complicati, Giuliano lo sottolinea con una frecciata – «Però gli amici hanno sempre perduto che potessi tornare – e con una considerazione condivisibile: «Quando mi sono fatto male, ero nel momento migliore della carriera. E questo ha impedito che potessi avere la continuità che desideravo». La boccata d’ossigeno che darà al proprio ranking grazie al quinto posto dovrebbe permettergli di scalare le starting list: è un passaggio fondamentale per sperare di recuperare terreno e di avere più chance di lottare al vertice. Vale insomma la pena di esplorare quanto può dargli questa parte della sua vita da sciatore, lui non si considera per nulla finito e lo spiega con malcelato orgoglio: «Sono un ex campione olimpico, deciderò io quando smettere».

L’Italia ha annotato pure il ventesimo posto di Simon Maurberger (anche per lui recupero nella seconda manche: sei posti guadagnati), il momento difficile di Stefano Gross (saltato nella seconda discesa e purtroppo ancora alle prese con i postumi dell’infortunio di fine novembre) e con l’occasione mancata da Alex Vinatzer. Il diciannovenne bolzanino, grande speranza azzurra della specialità, era ottavo ed era l’italiano meglio piazzato. Ma ha gestito malissimo la situazione: ha voluto forzare, si è ben presto disunito ed è saltato. Troppa foga, un errore che è anche di inesperienza. Ma è giusto l’atteggiamento: provarci è sempre meglio che accontentarsi.

22 dicembre 2018 (modifica il 22 dicembre 2018 | 21:20)

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