3-4 Live Alle azzurre il primo set (21-25) –


L’Italvolley all’appuntamento con la storia. Le ragazze di Mazzanti volano in finale di mondiali giapponesi e riportano l’azzurro all’ultimo atto di una rassegna iridata a distanza di 16 anni dal capolavoro di Elisa Togut e compagne. A Berlino, nel 2002, si concluse in trionfo, con il successo in finale contro gli Stati Uniti. A Yokohama, tra l’Italia e la medaglia d’oro ci sarà la Serbia, unica squadra capace di battere le azzurre in queste tre settimane. Ma era un match svuotato di contenuti, con le due squadre già certe della qualificazione in semifinale e con le nostre ragazze psicologicamente scariche dopo la maratona del giorno prima contro il Giappone. Insomma, un precedente che racconta poco. In finale sarà un’altra storia anche perché, proprio nella semifinale vinta contro la Cina, le azzurre hanno dimostrato quanto per loro sia decisiva la forza mentale. Contro le campionesse olimpiche, già battute 3-1 nella fase a gironi, l’Italia ha dimostrato di avere una maturità agonistica impressionante. Avanti 2 set a uno, ha sprecato due match point nel quarto, offrendo il fianco alla rimonta cinese. A questo punto, una squadra così giovane, 23 anni di media, e con poca esperienza internazionale sarebbe crollata emotivamente. Ma la parola “crollo” non esiste nel vocabolario di Egonu e compagne che si sono rialzate subito, hanno lottato al tie break punto su punto e hanno chiuso 17-15 al quarto match point complessivo. Protagonista indiscussa del match è stata ancora una volta Paola Egonu. L’opposto azzurro ha messo in campo una prestazione impressionante da 45 punti, mai nessuno aveva segnato così tanto in una gara dei mondiali. Contro la Boskovic, talento serbo, Paola si giocherà, oltre alla medaglia d’oro, anche il titolo di mvp del torneo. Ma questa Italia non è solo Egonu: la squadra vive sui muri di Danesi, sulle folate offensive di Sylla, sulla regia illuminata di Malinov, sulla duttilità di Lucia Bosetti, sui recuperi impossibili della veterana Moni de Gennaro e sulla grinta della capitana Chirichella. Loro non si stancano mai di ripeterlo: siamo un gruppo, le individualità vengono dopo. E la storia di gruppo, che al collo metta un oro o un argento, è appena cominciata. 

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